Roma - Un aumento dei costi fino a 350 milioni di euro l’anno, con il rischio di penalizzare la sostenibilità economica del sistema di gestione dei rifiuti. Sono le stime di Utilitalia, la Federazione che rappresenta le aziende italiane di acqua, ambiente ed energia, sugli impatti dell’eventuale estensione del sistema europeo ETS (Emissions Trading System) agli impianti di termovalorizzazione, prevista dalla Direttiva UE a partire dal 2028.
La Federazione condivide l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO₂ anche nel settore dei rifiuti, ma ritiene che l’attuale impostazione normativa meriti un ulteriore approfondimento, alla luce delle specificità strutturali di questi impianti e del contesto regolatorio ancora in evoluzione. I termovalorizzatori svolgono infatti un servizio pubblico essenziale: trattano i rifiuti non riciclabili che non possono trovare altra destinazione virtuosa. Applicare loro un costo aggiuntivo legato alle emissioni, senza un quadro normativo completo e senza strumenti alternativi di decarbonizzazione già disponibili, rischia di produrre effetti indesiderati.
Se, infatti, i termovalorizzatori fossero soggetti a oneri ETS senza una disciplina equivalente per le discariche, queste ultime potrebbero risultare economicamente più vantaggiose per lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili e degli scarti di lavorazione del riciclo: uno scenario che andrebbe nella direzione opposta agli obiettivi del Green Deal e alla stessa gerarchia europea dei rifiuti.
L’impatto economico complessivo è stimato in un aggravio fino a 350 milioni di euro l’anno a livello nazionale, con ricadute su Comuni, cittadini e imprese, e un incremento della tariffa di conferimento di circa 45 euro per tonnellata. Dal 2024, la Germania ha incluso i propri impianti di incenerimento in un sistema nazionale di carbon pricing: a oltre un anno dall’avvio, i dati non mostrano riduzioni significative delle emissioni né miglioramenti nei tassi di riciclo, mentre i costi per il sistema pubblico sono aumentati in modo rilevante.
Per Utilitalia, la strada più efficace passa per strumenti dedicati alla decarbonizzazione del settore: in primo luogo le tecnologie di cattura, trasporto e stoccaggio della CO₂ (CCUS), che rappresentano ad oggi l’unica soluzione concretamente percorribile per contenere le emissioni dei WtE. Accanto a queste, la Federazione auspica il rafforzamento della responsabilità estesa del produttore (EPR) e incentivi mirati all’efficienza energetica.
“L’eventuale inclusione dei termovalorizzatori nel sistema ETS – spiega Roberto Tasca, vicepresidente di Utilitalia con delega agli Affari europei – rischierebbe di produrre effetti controproducenti sul piano ambientale. In assenza di alternative tecnologicamente sostenibili per il trattamento della frazione non riciclabile dei rifiuti, un aumento dei costi della termovalorizzazione finirebbe infatti per favorire il ricorso alle discariche, che oggi rappresentano la principale fonte emissiva del settore, responsabile del 64% delle emissioni di gas serra del comparto. I termovalorizzatori costituiscono attualmente la soluzione più efficiente, sicura e sostenibile per la gestione degli scarti non destinabili al recupero. In un contesto già segnato dall’emergenza impiantistica e dalla carenza di discariche, una misura normativa di questo tipo rischierebbe di arrecare un danno concreto all’ambiente, oltre a determinare un inevitabile aggravio economico a carico di cittadini e imprese, attraverso l’aumento delle tariffe di conferimento”.