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Sostenibilità22 Marzo 2023 15:30

Rifiuti, innovazione italiana vince: sul mercato un brevetto Made in Italy che produce energia senza inquinare. Getenergy Prime Italia

Processare i rifiuti ottenendo gas sintetici combustibili in grado di produrre energia pulita senza emissioni. Non è una fantasia ma la realtà dell’impianto realizzato dalla Getenergy prime Italia srl, società che opera nel campo della ricerca, sviluppo, progettazione, costruzione e vendita di impianti di trattamento di materiali con alto potere calorifero derivanti da rifiuti. Da poco più di due anni questa azienda ha realizzato e brevettato in Europa un nuovo processo di pirolisi ‘migliorato’ e potenziato in grado di generare energia elettrica e termica. Per farci raccontare la novità di questo impianto AGEEI ha intervistato l’amministratore Unico di Getenergy srl Gianluca Marcorelli che insieme al socio Giovanni Sella, dal 2011 sta sviluppando delle soluzioni impiantistiche industriali per trasformare i rifiuti in risorse energetiche.

Dottor Marcorelli com’è cominciata questa sfida?

“Dopo 10 anni di ricerche, il 30 ottobre 2020 abbiamo ottenuto un brevetto europeo attraverso il quale miglioriamo il processo della pirolisi. Abbiamo realizzato un impianto che produce un crack molecolare dei materiali processati. Da questo crack otteniamo un syngas mediamente molto combustile con un potere energetico simile a quello del metano anche se naturalmente molto dipende dal tipo di rifiuto che si introduce”.

Come funziona l’impianto?

“Il brevetto è stato ottenuto perché il nostro impianto è altamente ecologico: non ha emissioni, è completamente stagno e il riscaldamento dei materiali viene realizzato attraverso induzione elettromagnetica: possiamo arrivare a 1200 gradi senza produrre diossine. Il materiale che produciamo viene ottenuto, infatti, attraverso la rottura delle catene molecolari grazie al quale il materiale da solido si trasforma in gassoso e rimane tale per poter essere utilizzato come gas tecnico (idrogeno, ossigeno, ecc. ndr) oppure come generatore di elettricità o energia termica. La macchina non ha emissioni, lavora a ossigeno zero e pertanto non può innescare nessuna combustione all’interno del reattore. In qualche caso si producono anche delle piccole quantità di olio abbastanza combustibile e un residuo solido di ceneri composte dal 65 all’80% di carbonio che può essere rilavorato. Il prodotto in discarica che non può essere più utilizzato è mediamente tra il 10 e il 20%. Oltretutto il residuo carbonioso è considerato un rifiuto speciale non pericoloso e inerte”.

Di che taglia sono gli impianti?

“Un impianto medio può ‘lavorare’ 1-1,5 tonnellate l’ora di rifiuto, ma la sua modularità consente di poterlo adattare alle esigenze. La sua caratteristica principale è di poter lavorare 24 ore e di occupare uno spazio relativamente contenuto, circa 600 metri quadrati compresi gli spazi di manovra. Inoltre, essendo dotato di meccanismi ad aria compressa ed elettrici è completamente silenzioso e con un impatto architettonico minimo. Insomma, non ha niente a che vedere con i termovalorizzatori, impianti enormi che una volta posizionati non possono essere più spostati. Il nostro invece, in un mese può essere smontato e riposizionato da altre parti, garantendo un’occupazione di circa 7-8 persone. Per questo è particolarmente indicato per le industrie che hanno importanti scarti industriali, senza dimenticare che proprio grazie alla sua taglia evita molte polemiche legate alla sindrome Nimby o alle congestioni legate ai mega-impianti, visto che questo modello predilige la diffusione a macchia di leopardo di strutture più piccole sul territorio”.

Avete già molti ordini?

“In Italia abbiamo contatti soprattutto con aziende della raccolta differenziata del Nord mentre alcune commesse sono già arrivate da privati attivi in Abruzzo, Toscana e Lazio. Trattative sono in corso invece con altre aziende in Emilia Romagna, Basilicata, Puglia e Sicilia. All’estero invece abbiamo contatti con imprese in Egitto, Spagna, Marocco, Algeria e Albania”.

Quando vedremo il primo impianto funzionante?

“Entro fine anno, al massimo agli inizi del prossimo dovrebbero partire i primi due impianti anche se non dipende né da noi né dalle imprese che ci hanno accordato fiducia che stanno aspettando le autorizzazioni necessarie per poterli posizionare”.