Roma - La doppia vittoria di Trump: terre rare e armi all’Ue. Il “riarmo” europeo conviene sopratutto agli USA, maggiore produttore nel mondo: copre il 42% del mercato degli armamenti
“Viviamo in tempi pericolosi, la sicurezza dell’Europa è minacciata in modo serio, la questione ora è se saremo in grado di reagire con la rapidità necessaria”. E’ con queste parole che Ursula Von der Leyen, rinominata presidente della Commissione Europea il 18 luglio 2024, ha presentato il piano “Rearm Europe”: 800 miliardi circa in quattro anni per mettere in condizioni l’Unione Europea di poter contare su un apparato militare e di difesa sostanzialmente alternativo alla NATO ed indipendente dall’ “ombrello” degli Stati Uniti d’America a cui – di fatto – era stata delegata buona parte della sicurezza del Vecchio Continente.
REARM EUROPE
A cosa servirà questa sorta di “Recovery Fund” in salsa militaresca? Ad armare i paesi dell’area UE, sostanzialmente, attraverso una serie di interventi riassumibili in alcuni passaggi: l’attivazione di una clausola di salvaguardia nazionale del patto di stabilità e crescita per consentire agli Stati membri di aumentare significativamente le spese per la difesa, un nuovo strumento fornirà 150 miliardi di euro di prestiti agli Stati membri per investimenti nella difesa, la mobilitazione di 800 miliardi di euro di spese per la difesa, la mobilitazione di capitale privato per accelerare i tempi di riarmo. Insomma, una quantità enorme di soldi per rendere autonoma la capacità di difesa degli Stati membri dell’Unione Europea. Autonoma da chi? Dagli Stati Uniti di Donald Trump, evidentemente, che non sono più considerati un partner del tutto affidabile in tema di collaborazione militare.
L’atteggiamento adottato dal nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, ha fin dal giorno del suo insediamento, chiarito un fatto: l’Europa non è più il miglior amico dell’America, a partire dalla questione della guerra in Ucraina e dai rapporti commerciali bilaterali. Tra i dazi – quelli annunciati e quelli che poi realmente saranno applicati – e l’atteggiamento adottato dalla Casa Bianca sul tema della guerra, passando per una serie di dichiarazioni molto esplicite (“L’Unione Europea è nata per truffare gli USA”), Donald Trump non sembra per nulla una persona con cui si possano fare affari. Ma proprio grazie alla guerra in Ucraina e al piano “Rearm Europe”, i buoni affari rischia di farli proprio Trump: con i soldi e le risorse dell’Europa.
IL “DOUBLE SHOT” DI TRUMP
Dopo la clamorosa rottura in diretta mondiale da il presidente USA, il suo vice J.D. Vance ed il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l’accelerazione appare evidente: l’UE deve correre ai ripari dal punto di vista della capacità militare perché rischia di dover gestire da sola la difesa dell’Ucraina dalle mire russe, e l’Ucraina ha bisogno di nuove forniture di armi per proseguire una guerra che la vede in affanno. E qui, ecco profilarsi all’orizzonte una sorta di “double shot”, doppio colpo dell’affarista Trump: l’enorme affare delle “Terre Rare” ucraine e l’afflusso di enormi capitali all’interno del mercato degli armamenti, nel quale le big company USA la fanno da padrone.
UCRAINA POSSIEDE IL 5% DELLE RISORSE MINERARIE MONDIALI A FRONTE DELLO 0,4% DELLA COPERTURA DEL SUOLO GLOBALE
L’Ucraina, secondo un articolo del 2022 della presidente dell’Associazione dei geologi ucraini, Hanna Liventseva, possiede circa il 5% delle risorse minerarie mondiali, nonostante copra solo lo 0,4% della superficie del globo.
POSSIEDE 22 DEI 34 MINERALI INDISPENSABILI PER L’ALTA TECNOLOGIA E LA TRANSIZIONE ENERGETICA
Sempre secondo dei dati diffusi dall’Ucraina stessa e citati da diverse agenzie di stampa internazionali, il paese possiede depositi di 22 dei 34 minerali identificati come “critici” dall’Unione europea, tra cui terre rare come lantano, cerio, neodimio, erbio e ittrio. Si tratta di minerali indispensabili per la transizione energetica e sopratutto per l’alta tecnologia, di cui al momento il maggior detentore al mondo è la Cina. Trump vuole quei minerali: da qui l’accordo sulle “terre rare ucraine” che sembrava saltato dopo l’alterco con Zelensky, e che adesso – dopo una serie di dichiarazioni dello stesso presidente ucraino, disposto a tornare sui suoi passi – pare poter essere concluso. In cosa consiste? Sostanzialmente, sostegno militare e diplomatico in cambio di minerali.
SECONDO GLI USA L’UCRAINA E’ “IN DEBITO”
Secondo l’amministrazione statunitense l’Ucraina è in “debito” per l’assistenza militare garantita da Joe Biden, e deve in qualche modo restituire il favore. In più, c’è l’attualità: Trump si sta ponendo come “pacificatore”, è in contatto con la Russia di Putin, sta riaprendo canali diplomatici, può garantire un ulteriore sostegno militare a Kiev, ma in cambio di un vantaggiosissimo accordo sui minerali rari. E poi, come detto, c’è la questione del riarmo europeo, che rischia di trasformarsi un ottimo affare per Stati Uniti e – paradossalmente – la Cina.
MERCATO DELLE ARMI? IN MANO ALLE AZIENDE USA PER IL 42%
Secondo un report – tra numerosi altri – di Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), gli Stati Uniti sono in assoluto i primi esportatori di armi al mondo, con una quota di mercato che si aggira intorno al 42%. Al secondo posto della classifica dell’export di armi, Francia e Russia con l’11% a testa, che insieme rappresentano la metà della quota-mercato in mano all’industria bellica americana. Sipri ha anche pubblicato la classifica delle prime dieci aziende produttrici di armi al mondo: le prime cinque sono statunitensi, con un “giro” economico di quasi 200 miliardi di dollari, il 25% della somma complessiva che il “Riarm Plan” europeo andrebbe a stanziare. Una piccola parte di guadagno andrebbe anche all’Italia, che secondo il report di Sipri è al sesto posto mondiale nell’export di armi, con il 4,3% di mercato in mano.
Insomma, l’Europa vuole riarmarsi? L’affare per gli Stati Uniti è totale. L’UE riarmata, infatti, significa un impegno minore per gli Stati Uniti, con costi militari che diminuiscono. In più, il 42% degli armamenti che l’Europa andrà ad acquistare, molto presumibilmente, arriveranno dal mercato americano, che potrà contare sulla disponibilità dei materiali critici dell’Ucraina.
Ucraina: Un “tesoro” di materie prime critiche dietro il cessate il fuoco – INFOGRAFICA


