Nel report annuale emerge il primato del mercato libero per i costi di luce e gas, mentre le rinnovabili frenano e crescono i sussidi per le famiglie vulnerabili.
Un quadro internazionale instabile, segnato da conflitti e nuove politiche commerciali, si riflette direttamente sulle tasche dei consumatori italiani, con il mercato libero dell’energia che si conferma più oneroso rispetto ai servizi di tutela e una frenata sul fronte della transizione ecologica nazionale. Sono i dati principali che emergono dalla Relazione annuale sullo Stato dei servizi e sull’Attività svolta nel 2025 dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), presentata ufficialmente al Parlamento e al Governo. Si tratta del primo atto formale del nuovo Collegio dell’istituzione, insediatosi il 1° gennaio 2026 sotto la presidenza di Nicola Dell’Acqua e composto da Alessandro Bratti, Lorena De Marco, Livio de Santoli e Francesca Salvemini. I documenti integrali sono stati messi a disposizione del pubblico sul portale istituzionale dell’ente.
IL CONTESTO GEOPOLITICO E MACROECONOMICO INTERNAZIONALE
I dodici mesi del 2025 sono stati caratterizzati da una profonda sensibilità dei mercati globali alle crisi geopolitiche. Se la prima parte dell’anno aveva fatto sperare in una situazione favorevole, i mesi successivi hanno visto un progressivo deterioramento dell’economia mondiale. A incidere pesantemente sono state le barriere tariffarie e le politiche commerciali avviate dagli Stati Uniti in primavera, capaci di rivedere al ribasso le stime di crescita del pianeta. Questo scenario, già appesantito dai conflitti in Ucraina e nella striscia di Gaza, è andato incontro a un surriscaldamento ulteriore in estate a causa dello scontro militare diretto tra Israele e Iran, dinamica che ha scatenato una forte volatilità sui prezzi delle materie prime energetiche.
SCENARIO ENERGETICO ITALIANO TRA LUCI E OMBRE
In Italia l’andamento del comparto energetico e ambientale ha mostrato dinamiche divergenti. Il settore elettrico ha registrato una battuta d’arresto per le fonti pulite: la produzione da rinnovabili è infatti scesa dell’1,5%, mentre il comparto termoelettrico è tornato a salire del 5,2%, trainando la crescita della produzione complessiva nazionale del 2,4%. Parallelamente, i consumi di gas naturale sono tornati a crescere, mettendo a segno un incremento del 2%. Per soddisfare la richiesta è stato necessario aumentare le importazioni, una voce sostenuta in particolare dal raddoppio dei flussi provenienti dagli Stati Uniti e dai maggiori arrivi dai mercati del Nord Europa, come Norvegia e Olanda. Una quota rilevante è stata coperta dal gas naturale liquefatto (GNL), che ormai rappresenta circa un terzo dell’import totale italiano ed è cresciuto del 44% in un solo anno. In questo contesto, sia per l’elettricità che per il gas, le famiglie che hanno scelto il mercato libero hanno dovuto sostenere costi superiori rispetto a chi è rimasto nei regimi di tutela.
BONUS SOCIALI E STRUMENTI DI SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE
A fronte di prezzi elevati, il sistema di protezione sociale ha svolto un ruolo di primo piano. Nel 2025, i bonus sociali ordinari per disagio economico sono stati riservati ai nuclei con indicatore ISEE non superiore a 9.530 euro, soglia che è salita a 20.000 euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico. A questa misura si è aggiunto il contributo straordinario temporaneo di 200 euro introdotto per il solo 2025 dal decreto-legge del 28 febbraio 2025, n. 19, a beneficio dei clienti domestici con ISEE fino a 25.000 euro per la fornitura elettrica.
Le procedure hanno garantito l’accesso ai bonus ordinari a oltre 4 milioni di famiglie sotto la prima soglia, mentre altre 4,2 milioni di famiglie a medio reddito hanno beneficiato dello sconto straordinario. In totale, le agevolazioni effettivamente erogate hanno raggiunto 4,3 milioni di nuclei familiari: 2,7 milioni hanno riguardato la luce e 1,6 milioni il gas. L’impatto economico stimato per le casse pubbliche è stato di circa 840 milioni di euro per i bonus elettrici e di 165 milioni per i bonus gas diretti.
In netta crescita i bonus per disagio fisico legati all’utilizzo di apparecchiature elettromedicali, che al 31 dicembre 2025 risultavano attivi per 86.010 nuclei, con un incremento dell’11,45% su base annua. Questo aumento strutturale riflette sia una maggiore consapevolezza dello strumento da parte dei cittadini, sia la necessità di contrastare i rincari delle bollette. Nel comparto idrico, sebbene i dati siano ancora parziali, i bonus sociali rendicontati si attestano a circa 1 milione.
Lo SPORTELLO PER IL CONSUMATORE E LE CONTROVERSIE
L’attività di tutela diretta dell’ARERA ha visto lo Sportello per il consumatore energia e ambiente impegnato su più fronti, sebbene con volumi di contatto inferiori rispetto al passato. Il call center ha gestito 786.647 chiamate, registrando una flessione del 30% rispetto al 2024, con una durata media della telefonata scesa a 214 secondi. La quasi totalità delle chiamate (95%) ha riguardato i settori storici della luce e del gas, e nel 39% dei casi l’utente ha chiesto informazioni sulle modalità di risoluzione delle controversie. Le richieste scritte di informazioni sono state 45.152 (in calo rispetto alle 52.632 dell’anno precedente), ripartite tra comparto energetico (40.398 istanze, -17%), settore idrico (4.182 istanze, +17%), rifiuti (525) e telecalore (72). I dubbi principali dei consumatori hanno riguardato l’accesso ai bonus sociali (32%), le dinamiche di mercato (14%), i problemi di fatturazione (14%), la morosità e i distacchi (11%) e la gestione dei contratti (10%). Le procedure speciali informative si sono attestate a 42.044 domande, in calo del 18%.
Per quanto riguarda il Servizio Conciliazione, i ricorsi presentati sono stati 30.235, con una diminuzione del 13% sul 2024. Le istanze sono arrivate per il 34% direttamente dai clienti, per il 24% tramite i delegati delle associazioni dei consumatori iscritte al CNCU e per il 42% da altri intermediari. Il settore elettrico guida la classifica con il 40% delle domande (12.027), seguito dall’idrico con il 25% (7.523 istanze, in crescita del 10%) e dal gas con il 24% (7.450 domande, -9%). I contratti congiunti luce e gas (dual fuel) hanno originato il 10% delle richieste (2.920), mentre i prosumer hanno presentato 222 istanze. Chiudono il telecalore con 47 domande e i rifiuti con 46.
Il tasso di risoluzione positiva delle controversie è salito al 65%, con tempi di chiusura rapidi, mediamente pari a 56 giorni. L’accordo è stato trovato più facilmente nel settore del gas (74% di esiti positivi), seguito da elettricità (60%) e idrico (59%). Questa attività di mediazione ha permesso ai consumatori di recuperare oltre 24 milioni di euro a titolo di indennizzi, rimborsi, storni di fatture errate o rinunce a interessi di mora da parte delle aziende.
RECLAMI SCRITTI E CUSTOMER SATISFACTION
L’Autorità ha monitorato anche le performance commerciali dei singoli venditori. Nel comparto elettrico i reclami scritti inviati dai clienti sono stati 278.336 (-6,5% sul 2024), con tempi medi di risposta di 13 giorni, a fronte di richieste d’informazione più che raddoppiate. Le rettifiche di fatturazione ordinarie sono salite a 13.981, mentre i casi di doppia fatturazione sono scesi a 358. Per il mancato rispetto dei tempi di risposta, le aziende elettriche hanno dovuto pagare 632mila euro di indennizzi automatici, andati soprattutto ai clienti domestici del mercato libero. Nel settore del gas, i reclami sono scesi del 12% a quota 178.695, con risposte medie in 16 giorni, mentre le richieste scritte di informazioni sono balzate a 437.829. Le correzioni delle bollette sono state 12.547 (+60%) e le doppie fatturazioni 238, con indennizzi automatici erogati pari a oltre 420.000 euro.
Le indagini di customer satisfaction condotte dall’ARERA mostrano un miglioramento della percezione del servizio. Per le risposte scritte ai reclami, il 66% degli utenti si dichiara soddisfatto, premiando la chiarezza sui tempi e la completezza delle informazioni; l’Indice di Soddisfazione Complessiva (ICS) è salito a 68,3 punti su 100 (+2,4 rispetto al 2024). Numeri ancora più alti per il servizio telefonico dei grandi venditori: le interviste di call back su un campione di 16.500 clienti hanno fatto registrare un ICS di 92,5 punti (+1,5 sul 2024), grazie alla rapidità di risoluzione dei problemi e alla trasparenza delle risposte.
LE STRATEGIE DI COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE
Sul fronte della comunicazione, l’ARERA ha puntato su un approccio multicanale per spiegare le novità normative. All’inizio dell’anno è stata riproposta la campagna “Chiedi all’ARERA” sulle reti RAI per supportare il passaggio dei clienti vulnerabili al Servizio a Tutele Graduali (STG) e illustrare i bonus sociali. A fine giugno è partita la campagna “Nuova Bolletta – Scontrino dell’energia”, focalizzata prima sugli spazi istituzionali della Presidenza del Consiglio e poi, in autunno, sulle radio private e sulle piattaforme social attraverso collaborazioni con influencer esperti di economia per intercettare le fasce più giovani.
Anche se le citazioni sui media tradizionali hanno registrato una leggera flessione a circa 8.000 menzioni complessive (di cui 5.300 sulla stampa cartacea, 406 in TV e 183 in radio), sono cresciute le collaborazioni fisse, come la rubrica sul web con Repubblica, lo spazio a Rai Radio 1 all’interno di “Sportello Italia” e i nuovi formati informativi con AdnKronos. I canali social hanno visto aumentare i follower dell’8% superando quota 87.000, con ottime performance di LinkedIn (+10%, oltre 66.000 iscritti) e YouTube (+50%). Ai canali storici si sono aggiunti Instagram e Facebook, canali su cui sono stati distribuiti oltre 600 contenuti originali, inclusi brevi video pillole e rubriche esplicative come “L’utile detto facile” o “Parlano i Num3ri”. Rimane stabile l’interazione sul profilo X, nonostante il calo generalizzato di visibilità riscontrato sulla piattaforma.
PREZZI DELL’ELETTRICITÀ PER IL CONSUMO DOMESTICO
L’analisi comparativa a livello europeo mostra che nel 2025 i prezzi dell’elettricità per le famiglie hanno avuto un andamento spaccato: aumenti in 14 nazioni (con picchi del 32,9% in Romania e del 15% in Austria e Polonia) e cali nelle restanti 14. Se la Francia ha segnato un -9,2% e la Danimarca un -8,5%, l’Italia ha registrato una contrazione contenuta dell’1,6%, portando il prezzo medio a 35,12 c€/kWh. Va evidenziato che nel nostro Paese la discesa era già iniziata nel 2024, a differenza degli altri grandi mercati europei. La media dell’Area euro si è attestata a 31,09 c€/kWh (-1%), trainata dal calo della componente energia che è scesa a 14 c€/kWh.
Esaminando i quattro mercati principali europei emergono profonde asimmetrie:
Francia: ha registrato il calo più netto portandosi a 25,46 c€/kWh, grazie a un abbattimento del 28,3% dei costi della materia energia.
Germania: si conferma il mercato più caro d’Europa per le famiglie, pur scendendo a 40,23 c€/kWh (-2,2%).
Spagna: è stata l’unica a subire un rincaro marcato (+8,1%, a 28,28 c€/kWh) dovuto a un aumento del 37,9% della componente fiscale e degli oneri, che ha vanificato i leggeri cali della materia prima e delle reti.
Italia: la stabilità della componente energia (ferma a 19,68 c€/kWh) e i lievi cali dei costi di rete (-5,8%) e del fisco (-2,1%) hanno determinato il prezzo finale di 35,12 c€/kWh.
Le famiglie italiane pagano l’elettricità il 13% in più rispetto alla media dell’Area euro. Questo divario è imputabile quasi interamente alla componente energia, che in Italia costa ben 5,68 c€/kWh in più rispetto alla media europea. I prezzi italiani sono superiori a quelli francesi ed europei in tutte le fasce di consumo. Rispetto alla Germania, le tariffe italiane sono più alte solo per i piccolissimi consumatori sotto i 1.000 kWh all’anno (fascia DA), mentre rimangono inferiori per le fasce intermedie DB e DC (tra i 1.000 e i 5.000 kWh annui), che raggruppano la maggior parte delle famiglie italiane, pur restando molto più alte rispetto a Spagna e Francia.
I PREZZI DELL’ELETTRICITÀ PER LE IMPRESE
Per quanto riguarda i clienti non domestici aziendali, l’Europa ha mostrato una tendenza diffusa al ribasso, con cali in 20 Paesi su 30 e una media dell’Area euro scesa del 4% a quota 21,15 c€/kWh, grazie alla riduzione del 9,1% della componente energia. La Francia ha guidato i cali (-10,2%, a 17,36 c€/kWh), la Germania è scesa a 23,80 c€/kWh e la Spagna si è confermata la più competitiva a 16,10 c€/kWh.
In Italia la riduzione per le imprese è stata appena dell’1%, fermando il prezzo finale a 26,25 c€/kWh. A differenza degli altri mercati, la sola componente energia in Italia è aumentata del 2%. Le aziende italiane pagano l’elettricità il 24,1% in più rispetto alla media dell’eurozona, con un sovraccosto di 5,10 c€/kWh dovuto per il 27% alla componente energia. L’Italia si posiziona così come il secondo Paese più caro dopo la Germania per tutte le classi di consumo industriale, superando l’Area euro, la Francia e la Spagna. Nelle fasce di consumo più basse per le piccole imprese (fascia IA) il prezzo italiano tocca i 46,52 c€/kWh, mentre per le industrie energivore (fascia IF) si attesta a 15,73 c€/kWh.
PRODUZIONE E INCENTIVI ALLE ENERGIE RINNOVABILI
I consumi elettrici nazionali si sono attestati a 312,4 TWh (+0,1%), un valore mantenuto stabile grazie alla crescita del settore dei servizi (+1,9%) che ha compensato le flessioni negli altri comparti economici. La produzione nazionale netta ha coperto l’85% del fabbisogno, mentre il restante 15% è arrivato dalle importazioni estere. La produzione lorda nazionale è salita del 2,4% a 277,4 TWh, ma il dato rilevante è il cambio di rotta tecnologico: il termoelettrico è cresciuto del 5,2% mentre le rinnovabili, pur coprendo il 48% del mix energetico, sono scese dell’1,5%. Nel dettaglio, la generazione da gas naturale è cresciuta del 7% e il fotovoltaico del 25%, a fronte di una contrazione dell’eolico (-3%) e di un crollo dell’idroelettrico (-21%).
Nel panorama dei produttori, Enel si conferma in testa con il 12,3% della quota di mercato, seguita da Eni al 9,1%. Eni mantiene il primato nella produzione termoelettrica con il 18,5%, seguita da Edison (14,4%), EPH (8,1%) ed Enel (6%). Sul fronte dei costi di sistema, l’incentivazione delle fonti rinnovabili ha pesato per 9,3 miliardi di euro (+4,3% sul 2024), una crescita legata principalmente all’aumento del 3% dei fondi destinati al fotovoltaico tramite i vecchi Conti Energia. L’energia pulita incentivata è stata pari a 50,2 TWh, proveniente per il 44% dal solare, per il 23% dall’eolico, per il 16% dalle biomasse, per il 15% dall’idroelettrico e per il 2% dalla geotermia.
STRUTTURA DEL MERCATO RETAIL ED EVOLUZIONE DEI FORNITORI
Il numero di punti di prelievo domestici attivi in Italia ha raggiunto i 30,5 milioni. Di questi, la stragrande maggioranza si trova sul mercato libero: ben 24,3 milioni di clienti (il 79,7% del totale), mentre 3,2 milioni sono rimasti in Maggior Tutela (10,4%) e 3 milioni sono passati al Servizio a Tutele Graduali (9,9%). In termini di volumi di energia consumata, il mercato libero copre l’83% del settore domestico, l’STG è salito al 9,9% e la Maggior Tutela è scesa all’8,2%. A livello territoriale il mercato libero domina ovunque, pur con differenze regionali: la quota più bassa si registra in Calabria (87,4%), la più alta in Valle d’Aosta (97,2%).
Il tasso di switching (il cambio di fornitore) è rimasto elevato, attestandosi al 20,8% in termini di clienti e al 21% come volumi; la fine del mercato tutelato ha spinto molti cittadini a valutare nuove offerte operative sul mercato. Il numero di venditori attivi è tornato a crescere a quota 769 (di cui 710 operanti sul mercato libero), interrompendo la contrazione iniziata nel 2022.
Il Gruppo Enel mantiene la leadership nazionale ma la sua quota complessiva continua a scendere, attestandosi al 22,3% (era il 26,8% nel 2024 e il 33,5% nel 2023) a causa di una contrazione delle vendite pari a circa 10 TWh (-15,8%). Al secondo posto sale il gruppo A2A con il 10% del mercato, seguito da Edison al 7,5%. L’indice di concentrazione del mercato è in calo: i primi tre operatori detengono il 38,6% delle quote e i primi cinque scendono sotto la soglia del 50%.
Per quanto riguarda i contratti, le famiglie si dividono quasi a metà tra offerte a prezzo fisso (51%) e a prezzo variabile (49%). Le aziende non domestiche scelgono invece in modo netto il prezzo variabile (79,5%), preferendo esporsi alle oscillazioni dell’ingrosso per cogliere i ribassi di mercato. Per i clienti domestici, lo scarto economico tra le due opzioni è stato minimo (meno del 2%): i contratti fissi hanno registrato un prezzo medio di approvvigionamento di 236,69 €/MWh contro i 232,35 €/MWh del variabile. Per le imprese, il variabile si è rivelato più conveniente del 12% rispetto al prezzo fisso (156,26 €/MWh contro 178,08 €/MWh). In generale, il mercato libero si è confermato più caro rispetto alla tutela per tutte le fasce di consumo. Al 1° gennaio 2026, un cliente domestico vulnerabile in maggior tutela pagava l’energia 25,2 c€/kWh tasse escluse (27,97 c€/kWh incluse le imposte), mentre nel Servizio a Tutele Graduali il costo scendeva a 22,8 c€/kWh al netto delle tasse e a 25,3 c€/kWh con le imposte incluse.
PREZZI DEL GAS NATURALE AD USO DOMESTICO
Sul fronte del gas naturale per le famiglie si è registrato un incremento medio europeo del 3%, caratterizzato da forti disparità. Gli aumenti più consistenti si sono verificati in Ungheria, Polonia, Lussemburgo e Bulgaria (+11%), seguite da Estonia (+10%), Croazia e Francia (+9%). L’Italia ha mostrato una crescita dei prezzi di poco inferiore al 5%, posizionandosi sopra la media continentale.
La spesa media nell’Area euro è salita a 12,81 c€/kWh (+2,8%), un rincaro dovuto esclusivamente alla crescita dell’11,1% dei costi di rete e del 10,9% delle tasse, che hanno azzerato il beneficio del calo del 4,6% della materia prima energia. Tra le principali economie, la Francia ha registrato l’aumento più pesante (+8,5%, arrivando a 14,14 c€/kWh), mentre la Germania ha mantenuto tariffe stabili a 12,12 c€/kWh (+1%). Il costo finale per i consumatori italiani è rimasto condizionato dal peso della materia prima e dagli oneri di trasporto della rete di distribuzione nazionale.