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News16 Giugno 2026 11:25

Rapporto AIEL, riscaldamento a biomassa: in Italia 8,8 milioni di generatori ma 79% ha tecnologie obsolete

Nel 2024 in Italia risultano installati circa 8,8 milioni di generatori a biomassa legnosa, quasi interamente destinati all’uso domestico e nella grande maggioranza con potenze inferiori ai 35 kW. Il dato più rilevante riguarda però la qualità tecnologica degli impianti: il 79% del parco è composto da apparecchi classificati 2 stelle o non classificabili, tecnologie ormai superate che sono responsabili di oltre il 91% delle emissioni di particolato fine del settore. Al contrario, le tecnologie più moderne – i generatori 4 e 5 stelle, che rappresentano ormai la quasi totalità delle vendite degli ultimi anni e il 12% del parco installato complessivo – contribuiscono solo per circa il 4% delle emissioni.
È quanto emerge dal Rapporto statistico AIEL 2025, dedicato al ruolo del legno nel riscaldamento residenziale e commerciale, che fotografa lo stato del comparto con dati aggiornati al 2024.
«I dati mostrano con chiarezza che il problema dell’inquinamento non è determinato dal nuovo installato, ma dal parco impianti più datato ancora in esercizio», sottolinea Marco Bussone, presidente di AIEL – Associazione Italiana Energia dal Legno. «Le tecnologie più recenti hanno livelli emissivi molto più bassi e prestazioni energetiche nettamente superiori. Per questo la priorità delle politiche pubbliche deve essere accelerare la sostituzione degli apparecchi obsoleti».
Il turnover tecnologico riduce le emissioni
Negli ultimi anni il rinnovo tecnologico ha già prodotto risultati concreti. Tra il 2017 e il 2024, infatti, la progressiva diffusione di generatori più efficienti ha contribuito a ridurre le emissioni complessive di PM10 del settore di circa il 21%, nonostante il numero totale di impianti installati sia rimasto sostanzialmente stabile. Un dato che dimostra come l’impatto ambientale del riscaldamento a biomassa dipenda soprattutto dalla qualità delle tecnologie utilizzate, più che dal numero complessivo di impianti presenti sul territorio.
Le proiezioni al 2030
Mantenendo l’attuale ritmo di rinnovo del parco, entro il 2030 si potrebbe ottenere un’ulteriore riduzione delle emissioni di particolato di circa il 18% rispetto ai livelli del 2024. Tuttavia, avverte AIEL, questa traiettoria non è scontata, perché l’evoluzione delle politiche e del mercato nel biennio 2024-2025 potrebbe determinare un rallentamento del turnover e quindi compromettere parte del potenziale di riduzione.
«L’analisi degli scenari contenuta nel Rapporto restituisce un messaggio chiaro – prosegue il presidente Bussone – inasprire ulteriormente i requisiti emissivi per i nuovi impianti non è la strada giusta, poiché incide su una quota ancora minoritaria del parco installato. I risultati più significativi si ottengono invece accelerando il turnover tecnologico degli impianti esistenti, intervenendo in particolare sulla sostituzione delle tecnologie più obsolete, in particolare a 2 e 3 stelle. È su questa parte di parco che si concentra la quasi totalità delle emissioni».
In questa prospettiva, il Rapporto individua alcune direttrici di intervento prioritarie: rafforzare e rendere più stabili gli incentivi alla sostituzione degli impianti più datati, migliorare il coordinamento e l’armonizzazione dei bandi regionali, intensificare i controlli sugli impianti non accatastati e promuovere campagne di informazione e formazione rivolte ai cittadini, orientate a diffondere una maggiore consapevolezza sui benefici delle tecnologie più moderne e sull’uso corretto dei biocombustibili.
Le priorità per le politiche pubbliche
«Il percorso di riduzione delle emissioni è già iniziato e sta producendo risultati concreti –, conclude Bussone –. La sfida ora è trasformare il rinnovo tecnologico in una politica strutturale, accelerando la sostituzione degli impianti più obsoleti e valorizzando pienamente il contributo delle biomasse legnose alla transizione energetica».