In un panorama globale in cui i consumi energetici aumentano con l’incremento della popolazione mondiale, il petrolio si conferma la principale fonte nel mix globale e resterà indispensabile per il settore dei trasporti anche nel prossimo decennio, l’industria italiana della raffinazione riveste un ruolo strategico per la sicurezza del Paese. Serve tuttavia una maggiore chiarezza normativa e una revisione del sistema ETS sulle emissioni di CO2 per non compromettere l’afflusso di risorse, col rischio di una delocalizzazione degli impianti extra Ue, di una frenata del Pil e di una maggiore dipendenza dalle importazioni. Delle 114 raffinerie che esistevano in Europa nel 2009, oggi ce ne sono infatti 79.
È questo il messaggio emerso dal convegno ‘Il contesto mondiale e il ruolo di Saras per la sicurezza energetica del Paese e della Sardegna’ che Saras ha organizzato stamane a Cagliari alla presenza del Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e della Presidente della Regione Autonoma della Sardegna Alessandra Todde, per incentivare il confronto tra istituzioni, esperti di settore e player industriali in un momento in cui le tensioni geopolitiche hanno fatto riemergere con urgenza il tema dell’indipendenza energetica.
“Il sistema di raffinazione europeo rappresenta un’infrastruttura industriale strategica, essenziale per la sicurezza energetica, la resilienza economica e l’autonomia dei Paesi dell’Unione”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. “Saras ha saputo contribuire alla sicurezza energetica del Paese in una fase di grande instabilità sui mercati internazionali dell’energia. Si tratta di una realtà di dimensioni internazionali che ha costantemente alimentato il suo stretto rapporto con il territorio. La raffineria di Sarroch, insieme all’impianto IGCC costituiscono un asset di rilevanza fondamentale, sia per la sicurezza energetica nazionale sia per l’approvvigionamento della Sardegna, non solo di prodotti petroliferi, ma anche di energia elettrica”.
“La Sardegna è pronta a fare la propria parte per contribuire alla sicurezza energetica del Paese, ma vuole essere protagonista delle scelte che la riguardano. La transizione energetica non può essere costruita sacrificando il lavoro, né può prescindere dal rispetto del territorio e delle nostre prerogative autonomistiche”, ha dichiarato la Presidente della Regione Alessandra Todde. “Chiediamo investimenti, tempi certi sulle infrastrutture strategiche, in particolar modo nella distribuzione, perché senza distribuzione adeguata qualsiasi politica energetica è destinata al fallimento, e garanzie occupazionali, perché il futuro energetico dell’Isola deve tradursi in opportunità concrete per le comunità sarde. La Sardegna vuole realizzare una politica energetica che le consenta di abbattere la bolletta dei sardi e di avere una leva di competitività per le aziende. Vuole essere un nodo centrale del Mediterraneo, capace di coniugare sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e sviluppo industriale”.
Il dibattito si è aperto con i saluti introduttivi di Franco Balsamo, Chief Executive Officer di Saras e con un intervento del Presidente di Saras, Clive Christison, sullo scenario energetico mondiale. Ha quindi preso la parola Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia, che ha spiegato come il 95% della domanda di energia dei trasporti a livello mondiale sia coperto da prodotti petroliferi e come, nonostante gli incentivi, l’auto elettrica rappresenti solo il 3,1% del totale mondiale. In Italia la situazione è analoga, ha aggiunto, ed è per questo motivo che Saras, prima raffineria del Paese, riveste un ruolo particolarmente importante. L’impianto di Sarroch copre oggi oltre il 21% delle lavorazioni nazionali di greggio e semilavorati, compresi i carburanti speciali avio (JET A1, JP8) e marittimi, ma la percentuale potrebbe salire fino al 30% nei prossimi anni a causa delle chiusure di altri impianti, come quella già annunciata di Livorno. La raffineria è inoltre integrata con un impianto IGCC (Impianto di Gassificazione a Ciclo Combinato cogenerativo) che produce idrogeno e vapore, indispensabili per alcuni processi di raffinazione, oltre che il 50% dell’energia elettrica della Sardegna, ragione per cui è stato classificato come impianto essenziale per la stabilità della rete elettrica dell’isola.
Quest’ultimo tema è stato sviscerato anche da Giulio Marice, Partner di Key to Energy, che ha utilizzato delle analisi di adeguatezza e sicurezza della rete elettrica sarda per valutare il rischio che la domanda in Sardegna superi l’offerta disponibile in uno scenario in cui alcune risorse fondamentali per la transizione energetica procedono a rilento rispetto ai target. In particolare, il tasso di crescita della capacità installata di fotovoltaico in Sardegna è stato negli anni passati di 300 MW/anno, ma dovrebbe da oggi passare a 630 MW/anno per raggiungere il target PNIEC al 2030; parimenti il tasso di crescita dell’eolico è stato di 40 MW/anno ma dovrebbe salire a 380 e infine la capacità di accumulo al 2030 dovrebbe raggiungere 13,6 GWh partendo dagli attuali 2,8 GWh.
Dallo studio di adeguatezza è emerso che in assenza di Sarlux il LOLE (Loss Of Load Expectation), cioè l’indicatore che misura il numero di ore in un anno in cui la produzione di energia non riesce a coprire la domanda, supera la soglia definita come limite dalla regolazione delle 3 ore in tutti gli anni analizzati dal 2027 al 2031. Un’altra evidenza riguarda il fatto che l’indisponibilità di uno o più poli degli HVDC rappresenta il maggiore rischio per l’adeguatezza del sistema sardo, in particolare nei periodi dell’anno con elevata domanda e scarsa producibilità rinnovabile.
In generale, in relazione all’adeguatezza, l’IGCC è quindi fondamentale per la mitigazione dei fenomeni di perdita di carico mentre, per quanto riguarda la sicurezza del sistema elettrico sardo, l’impianto di Sarlux apporta un beneficio rilevante nella mitigazione dei rischi di sovraccarico della dorsale interna nord-sud fino all’entrata in servizio del T-Link, poiché rappresenta la più rilevante fonte di immissione nell’area meridionale dell’isola che possa bilanciare i carichi. Anche a valle dell’entrata in servizio del T-Link, nel caso di indisponibilità della connessione col continente, Sarlux rappresenta una risorsa fondamentale in quanto è una capacità locale programmabile che può garantire la sicurezza del sistema elettrico sardo.
L’evento è proseguito con due tavole rotonde moderate dallo stesso Tabarelli. Nella prima, incentrata sul ruolo del petrolio, si sono confrontati Barbara Manca, Assessora dei Trasporti della Regione Sardegna; Gianni Murano, Presidente di UNEM; Giuseppe Ricci, COO Industrial Transformation di Eni; Dat Duong, membro del cda di Saras e Franco Balsamo, Chief Executive Officer di Saras . La seconda, più focalizzata sull’energia in senso lato, ha invece visto la partecipazione di Emanuele Cani, Assessore dell’Industria della Regione Sardegna; Aurelio Regina, Vicepresidente per l’Energia di Confindustria; Guido Bortoni, Presidente Emerito di ARERA; Giulio Marice, Partner di Key to Energy ed Enrico Giglioli, Chief New Initiatives & Renewables Officer di Saras.
“In un Paese dove storicamente ci sono raffinerie piccole, Saras mantiene un’elevata competitività grazie alla scala e alla capacità dei suoi impianti”, ha detto Clive Christison, Presidente di Saras. “Saras sta inoltre dando un importante contributo sul fronte delle rinnovabili, con diversi progetti di impianti eolici per cui aspettiamo il via libera normativo”.
“In un contesto geopolitico e di mercato sempre più complesso, la raffinazione rappresenta un asset di fondamentale rilevanza strategica per l’autonomia energetica e la competitività industriale dell’Italia”, ha dichiarato Franco Balsamo, Chief Executive Officer di Saras. “In questo contesto, il polo di Sarroch, che è tra i più grandi del Mediterraneo e il primo in Italia, rafforzerà il suo ruolo di puro raffinatore a beneficio del Paese e della Sardegna in primis”.