«Incomprensibile l’atteggiamento verso la cooperazione, una chiusura totale da parte di Governo e maggioranza nei confronti del nostro settore». Così Alessandro Galbusera, presidente di Confcooperative Habitat, commenta l’approvazione del decreto Piano casa da parte della Camera.
Nonostante il provvedimento introduca un programma straordinario di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica per circa 60mila immobili – insieme a procedure accelerate e semplificazioni amministrative – durante il passaggio in commissione tutte le proposte emendative presentate dal movimento cooperativo sono state ritirate o respinte. La legge di conversione del decreto ha avuto il via libera dell’aula della Camera con 168 voti a favore sulla fiducia, e dovrà ora passare al Senato per la seconda lettura in vista della conversione definitiva entro il 6 luglio.
«Se da un lato Invimit ha aperto alle cooperative, riconoscendole insieme alle Ater come soggetti territoriali e gestori funzionali del Piano, dall’altro registriamo una chiusura totale da parte di Governo e maggioranza nei confronti del nostro settore» dichiara Alessandro Galbusera, presidente di Confcooperative Habitat.
«Parliamo di uno dei principali soggetti storicamente impegnati nella produzione e nella gestione di alloggi destinati alle famiglie, ai lavoratori e alle fasce sociali meno abbienti. Nonostante il mandato costituzionale e l’esperienza consolidata nel rispondere alle necessità della fascia media della popolazione – che rappresenta il cuore del secondo pilastro del Piano Casa – le cooperative di abitanti non sono state inserite tra i soggetti attuatori del programma straordinario nazionale di recupero, così come non sono state coinvolte nella cabina di monitoraggio prevista dal Piano. È un vuoto importante, segnalato sia dalle forze di maggioranza che di minoranza anche in occasione della nostra Assemblea di pochi giorni fa, per questo è ancora più incomprensibile questa totale chiusura al mondo cooperativo».
«In un contesto così complesso, il contributo del mondo cooperativo può fare la reale differenza – aggiunge Galbusera – sia in termini di ricognizione del fabbisogno, sia per lo sviluppo di interventi di edilizia residenziale sociale, assicurando continuità, efficacia e stabilità degli interventi nel tempo».
Pur accogliendo con favore alcune novità inserite nel testo – come il rifinanziamento da 8,5 milioni di euro del Fondo per gli alloggi degli universitari fuori sede, la riserva di appartamenti per le Forze dell’ordine e l’estensione dell’accesso prioritario al Fondo di garanzia prima casa per le persone con disabilità – Confcooperative Habitat esprime profondo rammarico e delusione per il mancato riconoscimento del comparto e ciò che questo può significare nello sviluppo del programma straordinario.
Tra le note dolenti sul fronte delle procedure, si segnala che resta a quota un miliardo di euro la soglia per ottenere la fast track amministrativa. Se da un lato questa misura corregge un’anomalia presente nella primissima versione del testo, dall’altro conferma una sostanziale chiusura alle semplificazioni per gli interventi di piccole e medie dimensioni, che costituiscono l’ossatura dell’edilizia sociale e cooperativa.
«Un altro aspetto centrale su cui riteniamo indispensabile focalizzare l’attenzione al Senato è l’introduzione del principio di prevalenza della locazione. In un momento storico in cui l’aumento dell’offerta di alloggi in affitto a canone accessibile e di lunga durata rappresenta una priorità assoluta per il Paese, non si può prescindere da una scelta strategica in questa direzione» conclude Galbusera.