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News11 Giugno 2026 16:58

OPEC taglia le stime sulla domanda di petrolio per il 2026: pesa il conflitto in Iran e il blocco di Hormuz

Roma - Il cartello riduce la crescita a 970.000 barili al giorno ma prevede un deciso rimbalzo dei consumi nel 2027. Crolla la produzione di maggio sotto la pressione delle sanzioni statunitensi contro Teheran.

L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) ha rivisto al ribasso, per la seconda volta consecutiva, le proprie stime sulla crescita della domanda globale di greggio per l’anno in corso. Secondo quanto riportato nell’ultimo monitoraggio mensile, l’incremento del consumo mondiale si attesterà sui 970.000 barili al giorno, risentendo in modo significativo delle ripercussioni geopolitiche legate alla guerra in Iran.

Nonostante la frenata nel breve periodo, il gruppo di produttori con sede a Vienna mostra un moderato ottimismo per il futuro prossimo, scommettendo su una ripresa più vigorosa a partire dal 2027 e sottolineando la tenuta della performance economica globale nonostante le forti tensioni internazionali.

LA SECONDA REVISIONE AL RIBASSO DELLE STIME 2026

Il rapporto OPEC dello scorso giovedì segna un ulteriore arretramento rispetto alle proiezioni precedenti, che fissavano la crescita della domanda a 1,17 milioni di barili al giorno. Il taglio di 200.000 barili riflette un contesto in cui il consumo energetico mondiale sta subendo gli scossoni derivanti dal conflitto in corso.

Tuttavia, Vienna mantiene una posizione meno pessimistica rispetto ad altri osservatori internazionali. Se l’US Energy Information Administration (EIA) e l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) prevedono infatti una contrazione della domanda complessiva dovuta alle ostilità, l’OPEC ritiene che l’impatto sarà gestibile e che i consumi siano destinati a recuperare terreno non appena il quadro bellico si stabilizzerà.

L’IMPATTO DELLA GUERRA E LA CHIUSURA DI HORMUZ

Il cuore della crisi energetica attuale risiede nella chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. La guerra ha trasformato questa vitale arteria marittima in un collo di bottiglia invalicabile, sottraendo al mercato globale milioni di barili provenienti dal Medio Oriente. “Nonostante le continue tensioni geopolitiche, la performance economica globale nella prima metà del 2026 è rimasta solida”, si legge nel documento ufficiale dell’organizzazione, che ha scelto di non modificare le proprie stime sulla crescita economica generale.

Resta però il dato reale di un aumento generalizzato dei prezzi del carburante che sta gravando pesantemente sui bilanci di famiglie e imprese in ogni angolo del pianeta.

IL CROLLO DELLA PRODUZIONE DI MAGGIO E IL BLOCCO USA

Le difficoltà non riguardano solo la domanda, ma colpiscono duramente anche l’offerta. La coalizione OPEC+, che include anche alleati esterni come la Russia, aveva pianificato di aumentare la produzione a partire dal mese di aprile, ma la paralisi di Hormuz ha reso tecnicamente impossibile attuare tale strategia.

A maggio, la produzione di greggio dell’intero blocco è scesa di 190.000 barili al giorno rispetto al mese precedente, attestandosi su una media di 33,13 milioni di barili. Il calo più drastico è stato registrato in Iran: i dati relativi al monitoraggio delle petroliere confermano che le esportazioni di Teheran sono colate a picco a causa del rigido blocco imposto dagli Stati Uniti.

LA FUORIUSCITA DEGLI EMIRATI ARABI UNITI DALL’OPEC

Il bilancio produttivo di maggio è influenzato anche da un importante mutamento strutturale interno al cartello. Il 1° maggio, infatti, gli Emirati Arabi Uniti hanno formalizzato la propria uscita sia dall’OPEC che dall’alleanza allargata OPEC+.

La decisione di Abu Dhabi rappresenta un momento di svolta per gli equilibri dell’organizzazione, poiché priva il gruppo di uno dei suoi produttori più dinamici e tecnologicamente avanzati, proprio in una fase di estrema volatilità dei mercati energetici.

LE PROSPETTIVE DI RILANCIO PER IL 2027

Se il 2026 appare come un anno di transizione e sofferenza, le proiezioni dell’OPEC per il 2027 virano decisamente al rialzo. L’organizzazione prevede per il prossimo anno un aumento della domanda di petrolio pari a 1,73 milioni di barili al giorno, un dato incrementato di 190.000 barili rispetto alle stime fornite in precedenza.

Questa visione suggerisce una fiducia nel fatto che l’economia globale possa assorbire lo shock bellico attuale, portando a un ritorno forzato dei consumi una volta ripristinata la sicurezza nelle rotte commerciali del Medio Oriente.