Nucleare, Arera sospende pagamenti a Sogin. Non ha inviato i documenti richiesti per il Deposito Nazionale Scorie
I FONDI PER IL DEPOSITO NAZIONALE DEI RIFIUTI NUCLEARI IN STAND BY
I fondi per il Deposito Nazionale dei rifiuti nucleari – scrive Milano Finanza – finiscono in stand-by. Secondo quanto scrive l’Arera in una delibera del 18 giugno, Sogin non ha ancora consegnato i documenti richiesti, spingendo l’Autorithy a sospendere l’erogazione degli acconti previsti per le attività legate alla realizzazione della struttura destinata a stoccare le scorie radioattive italiani e del Parco Tecnologico. La decisione arriva a un mese dalla comunicazione con cui l’Arera aveva già segnalato alla società la mancanza di “tutti i documenti di programmazione aggiornati relativi al progetto”, avvertendo che, in assenza, avrebbe sospeso le erogazioni.
NICOLA DELL’ACQUA AVEVA GIA TRASMESSO LA MEMORIA ALLE COMMISSIONI COMPETENTI
ORA RISCHIA TUTTO DI SLITTARE AL 2041
Secondo le stime più recenti, invece, il tutto potrebbe slittare fino al 2041, nonostante del progetto si parli da più di 10 anni, prendendo a modello i depositi francesi. Secondo quanto trapela, Sogin starebbe per inviare a stretto giro la documentazione, per sbloccare i pagamenti.
Sul fronte dello smantellamento degli impianti, il cosiddetto decommissioning che rappresenta il core business della società, i pagamenti procedono invece con regolarità. Con la stessa delibera, infatti, l’Autorità ha autorizzato la Cassa per i Servizi Energetici e Ambientali a versare a Sogin un totale di 45 milioni di euro in tre rate da metà luglio a metà settembre prossimi.
LA MEMORIA DI ARERA ALLE COMMISSIONI COMPETENTI CON SUI SI PUNTAVA IL DITO CONTRO SOGIN
Arera si era già espressa, in audizione, in una memoria trasmessa alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera il 17 febbraio 2026, parlando di “decommissioning nucleare fallimentare”, “costi fuori controllo” e “paralisi burocratica”.
L’analisi di Arera aveva puntato il dito contro Sogin, la società incaricata della dismissione degli impianti ex Enel ed ex Enea. Dopo oltre vent’anni di attività, l’avanzamento fisico della commessa è fermo al 32%. Il piano presentato da Sogin nel 2025 ha evidenziato un ulteriore rincaro di 2,8 miliardi di euro rispetto al 2021 e una dilatazione dei tempi di altri dieci anni.
L’Autorità attribuisce questa situazione alle “inefficienze interne della società”, aggravate dal frequente “avvicendamento dei suoi vertici” e da una serie di vincoli esterni che hanno reso la regolazione “di limitata efficacia”. Senza una responsabilizzazione sui risultati, il traguardo del “green field” (il ritorno dei siti allo stato originale) resta un obiettivo dai costi e dai tempi incerti.
IL NODO DEL DEPOSITO NAZIONALE E IL RISCHIO 2041
La criticità più allarmante riguarda – aveva scritto Arera – il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Nonostante l’approvazione delle mappe delle aree idonee, non è ancora stato individuato il sito definitivo. Sogin prevede ora che l’opera sarà completata solo nel 2041, un ritardo che mette a rischio il rientro dei rifiuti nucleari attualmente stoccati all’estero. Arera sottolineava che il Deposito non serve solo alle ex centrali: circa il 40% del volume dei rifiuti da stoccare proviene da attività civili, come la diagnostica medica e la ricerca industriale. La mancanza di questa infrastruttura rappresenta dunque una minaccia per la sicurezza dell’intero Paese, non solo per il comparto energetico.
E il ministero che doveva vigilare sull’operato dell’amministrazione Sogin guidata da Gian Luca Artizzu? Il ministro Gilberto Pichetto Fratin, a fronte di quanto chiesto al tempo da AGEEI, si era limitato a dire, in una videointervista : “qualcuno faccia denuncia”.
Artizzu ha mosso diverse denunce nei confronti di questa agenzia. Tutte fallite.