Metano, Legambiente e WWF Italia al Ministro Fratin: tornare indietro su rinvio di 3 anni Regolamento emissioni
“Una scelta insensata”: così Legambiente e WWF sulla richiesta alla Commissione Europea da parte di 15 Paesi, tra cui l’Italia, di rinviare di tre anni gli obblighi legati agli standard delle importazioni di metano. I 15 Paesi europei (Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Svezia e Ungheria) ritengono rischiosa l’applicazione di tali obblighi a causa della situazione geopolitica. In particolare, le regole che dovrebbero entrare in vigore nel 2027 sono legate all’obbligo di assicurare che le importazioni siano soggette a misure di contenimento delle emissioni metano, alla comunicazione sull’intensità di metano delle importazioni, per arrivare, nel 2030, ad una soglia massima di intensità di metano.
La richiesta senza senso avviene proprio nel momento in cui l’Europa è sotto la morsa del caldo determinata dall’ennesima ondata di calore, effetto diretto del cambiamento climatico. E il metano, in questo senso, vale la pena ricordare, è un gas con effetti climalteranti fino a 86 volte più potente della CO2, anche se permane meno in atmosfera: per questo limitarne le emissioni oggi serve per cercare di contenerne da subito l’effetto climalterante.
Per Legambiente e WWF Italia un segnale preoccupante, visto che il Regolamento rappresenta uno strumento fondamentale non solo per salvaguardare il pianeta, ma anche per diminuire le spese per le fonti fossili e stimolare la decarbonizzazione del settore energetico.
Un tema non del tutto irrilevante se consideriamo che, a livello globale, nel 2025, le emissioni dirette di metano in atmosfera sono state di circa 100 miliardi di metri cubi, pari ai volumi di gas fossile che transitano normalmente nello Stretto di Hormuz e pari a quasi 1,7 volte il consumo annuale di metano del nostro Paese. Guardando per esempio ai Paesi nordafricani, tra i principali fornitori di gas fossile per l’Italia, alcuni studi di Capterio stimano che tra Algeria, Libia ed Egitto vengono sprecati circa 25 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Gli stessi studi raccontano come gran parte di queste risorse potrebbero essere recuperate con le attuali tecnologie in appena 18-24 mesi, rispondendo in questo caso contestualmente ai bisogni di sicurezza energetica e alle politiche climatiche. Ricordiamo che per la realizzazione del rigassificatore di Ravenna, pensato per rispondere alla crisi energetica del 2022, ci sono voluti almeno 3 anni.
Ancora una volta, il Governo italiano mostra poca lungimiranza non solo nelle politiche di contrasto al cambiamento climatico, ma anche in quelle energetiche. Infatti, di fronte alle presupposte difficoltà di rispettare le regole di esportazione previste da Paesi come Algeria, Nigeria, Stati Uniti e Qatar, l’Italia, e l’Europa con lei, avrebbero dovuto non solo rispondere con politiche massicce di riduzione dei consumi e sviluppo delle fonti rinnovabili, ma anche avviare seri programmi di cooperazione internazionale per assicurare il raggiungimento di standard sufficienti alle importazioni.
Intervenire sulla riduzione delle emissioni di gas metano è strumento fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, non a caso l’IPCC inserisce questa misura in terza posizione, dopo solare ed eolico, tra le misure del settore energetico per efficacia e costi. Senza dimenticare come, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, il 30% delle emissioni di metano nel settore Oil & Gas potrebbero essere evitate a costo netto zero grazie anche a tecnologie ormai mature.
Infondate le preoccupazioni dei Paesi esportatori – dichiarano le due Associazioni – non a caso sono diversi gli studi che mettono in evidenza come le sanzioni stabilite dal Regolamento e a cui i Paesi europei dovrebbero attenersi non possono rappresentare una reale preoccupazione. Le analisi di Rystad Energy mostrano come l’introduzione graduale degli standard per le importazioni comporterebbe un costo medio di appena 0,07 €/MMBtu (milione di British Thermal Unit) per il gas e di 1,33 €/barile per il petrolio, costi che sono di un ordine di grandezza inferiori alla normale volatilità geopolitica dei prezzi e del tutto trascurabili per i fornitori globali.
Per queste ragioni, Legambiente e WWF Italia ribadiscono che il pieno e tempestivo recepimento del Regolamento rappresenta un passaggio essenziale per rafforzare la sicurezza energetica europea, ridurre le emissioni di metano e garantire certezza agli operatori che stanno investendo nella transizione. Per questo, chiedono al Governo cambiare rotta, sostenendo un’ attuazione senza rinvii, in linea con gli obiettivi climatici dell’Unione e con gli impegni assunti anche in sede internazionale, nell’ambito del Global Methane Pledge.