Roma - I colloqui puntano a garantire fino a 18 navi metaniere al mese con un impegno economico stimato tra 8 e 11 miliardi di dollari all’anno. Il calo delle estrazioni interne e le tensioni geopolitiche internazionali mettono sotto pressione i conti pubblici del Cairo.
L’Egitto ha avviato trattative riservate con i principali giganti dell’energia mondiale per assicurarsi forniture pluriennali di gas naturale liquefatto (GNL), con l’obiettivo di importare tra le 15 e le 18 navi metaniere al mese per un periodo di almeno tre anni. La decisione si è resa necessaria per fronteggiare la costante flessione della produzione energetica interna e per proteggere l’economia nazionale dai picchi di prezzo sui mercati internazionali, accentuati dal perdurare del conflitto in Medio Oriente e dalle tensioni sulle rotte marittime dello Stretto di Hormuz. A rivelare l’esistenza dei negoziati è stata un’inchiesta esclusiva pubblicata da Reuters.
I DETTAGLI DELLE TRATTATIVE E I COLOSSI ENERGETICI COINVOLTI
Le discussioni vedono protagonisti alcuni dei più grandi player mondiali del settore energetico. Nello specifico, due delle fonti consultate da Reuters hanno confermato che i colloqui sono attualmente in corso con Shell, TotalEnergies e BP, affiancati dal trader di materie prime Hartree Partners. Una terza fonte ha inoltre evidenziato una “forte volontà di lavorare con gli americani”, a dimostrazione di una strategia di approvvigionamento ad ampio raggio. Sebbene la durata finale delle intese non sia stata ancora formalmente definita, le parti stanno valutando accordi di durata compresa tra tre e cinque anni. Interpellati direttamente da Reuters, sia il ministero del Petrolio egiziano sia le compagnie Shell, TotalEnergies e BP non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento, mentre Hartree Partners ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.
IL PESO FINANZIARIO SULLE CASSE DELLO STATO EGIZIANO
L’eventuale firma di questi contratti rappresenterà un impegno finanziario imponente per la nazione araba più popolosa. Sulla base dei calcoli elaborati da Reuters tenendo conto dei recenti accordi stipulati a premio di circa 1,5 dollari rispetto al TTF — l’indice di riferimento per il gas sul mercato europeo —, il costo totale delle importazioni potrebbe oscillare tra gli 8 e gli 11 miliardi di dollari all’anno. Questo ulteriore esborso va a gravare su un quadro macroeconomico già complesso: sebbene l’economia egiziana abbia mostrato una sostanziale tenuta di fondo nonostante il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, i costi per l’importazione di energia sono letteralmente esplosi. Basti pensare che la bolletta egiziana per il gas naturale è quasi triplicata, passando da circa 560 milioni di dollari prima dello scoppio della crisi regionale a quasi 1,65 miliardi di dollari registrati a marzo a parità di volumi importati. Per un governo già alle prese con un elevato debito pubblico, che prosciuga la maggior parte del bilancio statale, e con una valuta nazionale sotto continua pressione, ogni dollaro destinato all’acquisto di GNL e carburanti sottrae risorse preziose agli investimenti pubblici e all’accumulo di riserve valutarie.
LA STRATEGIA PER MITIGARE L’INCERTEZZA GEOPOLITICA
La svolta verso contratti a medio e lungo termine risponde alla precisa esigenza di ridurre la dipendenza dal mercato spot, caratterizzato da estrema volatilità. Come spiegato da Aly Blakeway, responsabile per il GNL atlantico presso la società di analisi S&P Global Energy, “le trattative in corso da parte dell’Egitto per forniture di GNL a medio termine, insieme all’espansione degli accordi esistenti e previsti per il gas via gasdotto, riflettono lo sforzo di ridurre l’esposizione agli acquisti sul volatile mercato spot in un contesto di continua incertezza geopolitica”. Un’incertezza alimentata non solo dal conflitto tra Russia e Ucraina, ma anche dalle accresciute tensioni tra Washington e Teheran, che hanno compromesso la sicurezza delle rotte marittime globali.
IL DECLINO DELLA PRODUZIONE INTERNA E LE PROSPETTIVE FUTURE
Sullo sfondo delle manovre commerciali c’è un dato strutturale ineludibile: il progressivo calo dell’estrazione nazionale di gas naturale. Secondo i documenti ufficiali visionati da Reuters, tra luglio 2025 e giugno 2026 l’Egitto ha importato complessivamente 985 miliardi di piedi cubi di gas, combinando i flussi provenienti da Israele e i carichi di GNL. Per il periodo compreso tra luglio 2026 e giugno 2027, le stime ufficiali indicano un ulteriore incremento degli acquisti dall’estero, destinati a raggiungere i 1.081 miliardi di piedi cubi. Questo aumento della domanda d’importazione riflette la contrazione delle estrazioni interne, che non si è arrestata nonostante le ripetute rassicurazioni dei vertici politici e il saldo dei debiti pregressi accumulati nei confronti delle compagnie petrolifere straniere. Nell’anno fiscale 2025-2026, la produzione media mensile si è attestata sotto la soglia dei 4,4 miliardi di piedi cubi al giorno, ed è prevista un’ulteriore flessione fino a circa 4,2 miliardi di piedi cubi al giorno nell’anno fiscale in corso.