Quando la forza in azione trasforma la possibilità in realtà.
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

News12 Giugno 2026 13:54

Iran, prosegue trattativa con Usa ma resta nodo Hormuz. Mesi e anni prima di tornare a normalità, in gioco assicurazioni navali e repricing. DATI E INFOGRAFICA

Roma - Iran, prosegue trattativa con Usa ma resta nodo Hormuz. Mesi e anni prima di tornare a normalità, in gioco assicurazioni navali e repricing. DATI E INFOGRAFICA

Proseguono -tra annunci e smentite quotidiane- le trattive fra Usa e Iran per la fine della guerra in medioriente, il nucleare iraniano e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Eppure anche se l’accordo tra Stati Uniti e Iran fosse firmato domani, riaprire lo Stretto richiederà tempo, risorse e scelte che riscriveranno la geografia degli scambi energetici.

Una partita ancora lunga da giocarsi e i cui effetti si ripercuoteranno nel corso degli anni, con i principali nodi che riguardano la sicurezza dei transiti navali commerciali -che si riflettono su costi maggiorati nei premi assicurativi- ed i danni alle infrastrutture, specificatamente Gnl, che impiegheranno mesi e anni per tornare alle effettive capacità pre guerra.


LE MINE: L’INCOGNITA SUBACQUEA

Le autorità occidentali riferiscono di decine di mine posate nello Stretto e nelle acque adiacenti, alcune rilasciate a distanza e guidate via GPS. La rimozione è possibile ma complessa. Creare corridoi scortati da forze di difesa per il traffico commerciale può richiedere poche settimane, se le operazioni non vengono prese di mira, ma bonificare completamente ampie aree con ordigni piccoli, mobili o parzialmente sepolti può invece richiedere mesi. Il paragone storico è ammonitore: dopo la guerra del Golfo 1990–91 la deminazione di vaste porzioni del Golfo impiegò oltre due anni. Oggi la disponibilità regionale di unità cacciamine e di piattaforme specializzate è inferiore rispetto al passato recente, il che allunga i tempi e rende necessario un coordinamento multinazionale.

LE ASSICURAZIONI: IL VERO INTERRUTTORE ECONOMICO

Sono state le assicurazioni a chiudere lo Stretto molto prima delle mine. I supplementi per rischio di guerra (AWRP) sono esplosi: i premi e i supplementi sul valore dello scafo hanno reso i transiti spesso antieconomici, mentre i noli per VLCC e altre unità hanno raggiunto livelli record. Gli operatori del mercato assicurativo parlano di un «repricing strutturale»: la concatenazione degli shock nel Mar Rosso e nel Golfo ha rialzato la base di rischio per l’intera regione. I premi non torneranno ai livelli del 2025 soltanto grazie ai comunicati politici; serviranno transiti prolungati, assenza di incidenti e garanzie operative (scorte navali, corridoi protetti) perché il mercato riabbassi le tariffe.

NAVI, EQUIPAGGI E MERCATO: L’INERZIA PRATICA

Al di là degli aspetti tecnici e finanziari, la logistica ha una sua inerzia. Centinaia di navi sono rimaste ferme o arrestate in rada; molte sono danneggiate, altre hanno subito mutamenti nelle rotazioni e nei contratti. Equipaggi traumatizzati, sequestri, perdite umane e danni materiali richiedono tempo per essere compensati. Anche con corridoi sicuri e premi in discesa, analisti di settore collocano il ritorno dei volumi regolari in una finestra di tre-sei mesi; diversi armatori citano settembre come possibile punto di svolta per il pieno ritorno del traffico commerciale.

HORMUZ, I NUMERI DELLA RIAPERTURA. INFOGRAFICA

HORMUZ, I NUMERI DELLA RIAPERTURA. INFOGRAFICA

GLI IMPIANTI: DANNI CHE PESANO PER ANNI

Il danno più duraturo riguarda le infrastrutture, in particolare il GNL. I missili e gli attacchi hanno danneggiato treni di liquefazione e terminali: Ras Laffan in Qatar ha perso quote significative di capacità, e le turbine di ricambio e componenti critiche hanno tempi di consegna misurati in anni.

Ciò significa che una parte sostanziale della capacità GNL globale resterà limitata per più anni, spingendo alcuni acquirenti verso fornitori nordamericani e canadesi e alterando contratti di lungo periodo. Sul fronte petrolifero, molte produzioni fermate possono ripartire in giorni o settimane se si tratta solo di arresti temporanei, mentre i danni agli impianti e alle infrastrutture logistiche invece richiedono mesi per il pieno recupero.

IMPATTO SUI PREZZI E SULLE SUPPLY CHAIN

A breve termine il Brent è già sceso rispetto ai picchi grazie alle notizie di possibile intesa, ma la volatilità resta alta. I costi aggiuntivi legati alle assicurazioni e al re-routing (rotte più lunghe intorno al Capo di Buona Speranza o via rotte meridionali) si rifletteranno su noli e, in parte, sui bilanci degli importatori. Per il GNL, la perdita di capacità qatarina significa meno flessibilità per approvvigionare Asia ed Europa: parte della domanda è già stata riallocata altrove e potrebbe non tornare definitivamente.

QUALE CALENDARIO ASPETTARSI

Settimane: corridoi scortati e ripresa parziale dei transiti per navi con coperture assicurative e scorte.

3–6 mesi: ritorno sostanziale del traffico commerciale e graduale normalizzazione delle tariffe assicurative, con settembre indicato come orizzonte plausibile per molti operatori.

Entro l’anno: recupero della maggior parte della produzione petrolifera fermata per motivi logistici o di stoccaggio.

Anni (2029–2031 per alcune stime): pieno recupero delle capacità GNL gravemente danneggiate, con effetti duraturi su contratti e geografia degli scambi.

LA NUOVA NORMALITÀ

Lo Stretto può essere riaperto, ma la normalità del 27 febbraio 2026 non è un traguardo realistico. Gli analisti prevedono infatti premi assicurativi più alti, rotte e contratti ridisegnati, e una maggiore frammentazione delle filiere energetiche. Per gli operatori e i policymaker la domanda cruciale non è solo «quando» ma «con quali costi e garanzie» torneranno i flussi: sono queste variabili a determinare l’economia reale della riapertura.

Fonti principali

• Lloyd’s List; Joint Maritime Information Centre (JMIC)

• Washington Post; briefing del Pentagono

• Hudson Institute; Columbia Center on Global Energy Policy; Navy Times

• S&P Global Commodity Insights; Howden Re; Caixin

• QatarEnergy; Wood Mackenzie; Energy Intelligence; IEA

• Trading Economics

www.ageei.eu

Stretto di Hormuz, Meloni: spazio che va tenuto aperto. Liberta di navigazione è bene comune mondiale

OPEC taglia le stime sulla domanda di petrolio per il 2026: pesa il conflitto in Iran e il blocco di Hormuz

Petrolio, comanda chi raffina. Cina supera Usa, arretra Ue mentre avanzano India e Medioriente. Italia leader in Europa. DATI, REPORT E INFOGRAFICA

Petrolio, ecco quanto producono i paesi Opec: nel 2026 l’offerta frena, ma la rincorsa riparte nel 2027. E da maggio Emirati Arabi via dall’alleanza. DATI E INFOGRAFICA

Iran, Trump e il petrolio: con blocco di Hormuz è countdown per i primi milioni posti di lavoro. Ecco i settori a rischio. DATI E INFOGRAFICA

Stretto di Hormuz, tregua e riapertura: perché i prezzi di benzina e gas non scenderanno subito. Ecco i Paesi maggiormente implicati: Cina e India primi, Usa ultimi. INFOGRAFICA