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News12 Giugno 2026 12:33

Il prezzo del petrolio Brent crolla sotto gli 86 dollari: lo stop di Trump ai raid in Iran gela i mercati

Roma - Washington e Teheran verso un possibile accordo per la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz. L’OPEC taglia le stime di crescita della domanda per il 2026 ma prevede un deciso rimbalzo nel 2027.

I mercati energetici globali hanno registrato una brusca correzione al ribasso, con il prezzo del petrolio Brent scivolato sotto la soglia psicologica degli 86 dollari al barile per la prima volta dallo scorso marzo. Il crollo, che ha superato il 4%, è stato innescato dalla decisione del presidente statunitense Donald Trump di annullare i raid militari precedentemente minacciati contro l’Iran. La notizia di una possibile distensione diplomatica e di un accordo di pace imminente, che includerebbe la riapertura del vitale Stretto di Hormuz, ha drasticamente ridotto il premio al rischio geopolitico che aveva sostenuto le quotazioni nelle ultime settimane. Secondo i dati riportati dalle agenzie Reuters, TASS e dall’iraniana Mehr, le parti sarebbero vicine alla firma di un memorandum d’intesa focalizzato su cooperazione economica e dossier nucleare, pur escludendo dal tavolo le discussioni sul programma missilistico di Teheran.

DE-ESCALATION E REAZIONE DEI MERCATI FINANZIARI

La seduta sulle piazze internazionali è stata segnata da una volatilità estrema. Sulla borsa ICE di Londra, i future sul Brent con consegna ad agosto 2026 sono precipitati fino a toccare un minimo di 85,96 dollari al barile alle 11:22 ora di Mosca, segnando una flessione del 4,89%. Successivamente, il valore ha recuperato marginalmente terreno attestandosi a 86,27 dollari. Anche il mercato americano ha accusato il colpo: il West Texas Intermediate (WTI) ha registrato una perdita del 4,33%, scendendo a 83,91 dollari. Entrambi i benchmark hanno così raggiunto i livelli più bassi dallo scorso 17 aprile. Il brusco cambio di rotta segue le dichiarazioni rilasciate giovedì da Trump, il quale ha confermato progressi significativi nei colloqui con l’Iran, ventilando la possibilità di siglare un’intesa già durante il fine settimana per normalizzare la navigazione nel Golfo.

IL NODO DELLO STRETTO DI HORMUZ E LA SICUREZZA DEI FLUSSI

Nonostante il clima di cauto ottimismo, la situazione sul campo rimane complessa. L’Iran aveva annunciato giovedì la chiusura formale dello Stretto di Hormuz — un passaggio obbligato per un quinto delle spedizioni mondiali di greggio e GNL — minacciando di colpire i vascelli in transito. Tuttavia, i vertici militari statunitensi hanno comunicato via social media che il traffico delle navi commerciali lungo il corso d’acqua non è mai stato interrotto. Tamas Varga, analista di PVM Oil Associates, ha evidenziato come “le notizie di rilievo stiano nuovamente influenzando il mercato, poiché cresce la fiducia nel raggiungimento di un accordo e nella riapertura dello Stretto”. Tuttavia, l’esperto ha ammonito che le scorte petrolifere globali e regionali permangono a livelli critici e potrebbero contrarsi ulteriormente, dato che la piena ripresa dei flussi richiederà tempi tecnici non immediati.

RISCHI STAGIONALI E PROIEZIONI DI LUNGO PERIODO

Se nel breve termine la diplomazia sembra calmierare i prezzi, alcuni analisti mettono in guardia contro possibili fiammate estive. Secondo una nota diffusa venerdì da ING, il mercato potrebbe raggiungere un punto di svolta critico a fine luglio se i flussi non torneranno alla normalità in tempi brevi. In tale scenario, la combinazione tra scorte esigue e il picco della domanda stagionale potrebbe spingere le quotazioni in un raggio compreso tra i 120 e i 130 dollari al barile. Visione parzialmente divergente quella di Goldman Sachs, che ha abbassato la previsione media per il Brent nel 2027 a 80 dollari, citando un aumento dell’offerta globale e un contestuale calo della domanda, pur prevedendo che i prezzi rimarranno superiori alla media del 2025 a causa delle politiche di stoccaggio dei paesi OCSE e dei premi assicurativi legati alle possibili interruzioni dei flussi.

IL NUOVO ASSETTO DELLE PREVISIONI OPEC

In questo contesto di incertezza, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) ha aggiornato giovedì le proprie stime nel suo rapporto mensile. Per il 2026, il gruppo ha ridotto per la seconda volta consecutiva le previsioni di crescita della domanda mondiale, portandole a 970.000 barili al giorno rispetto ai precedenti 1,17 milioni. Il cartello dei produttori ha però bilanciato l’analisi prevedendo una ripresa più vigorosa per l’anno successivo: le stime per il 2027 sono state infatti corrette al rialzo, con un incremento previsto di 1,73 milioni di barili al giorno, circa 190.000 barili in più rispetto alle valutazioni precedenti. Questa revisione suggerisce una fiducia nella resilienza dei consumi globali una volta superata l’attuale fase di instabilità politica in Medio Oriente.