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Energia9 Luglio 2026 12:28

Il mercato della CO2 spegne l’industria: l’ultimatum a von der Leyen per cambiare l’Ets

Roma - Confindustria, Medef e Bdi fanno asse e chiedono all’Europa di non sacrificare mezzo milione di imprese. Sostegno dal ministro Urso: “Riforma radicale senza ritardi, tutelare la nostra competitività”.

Le regole europee sulle emissioni rischiano di accelerare la deindustrializzazione del Vecchio Continente anziché guidarne la transizione ecologica. È questo l’allarme lanciato dalle associazioni industriali delle prime tre economie europee — l’italiana Confindustria, la tedesca Bdi e la francese Medef — che, per la prima volta, hanno unito le forze per esprimere una rigida posizione comune. L’obiettivo è ottenere una profonda revisione del meccanismo Ets (Emissions Trading System). La richiesta formale, resa nota attraverso una dichiarazione congiunta pubblicata sul “Financial Times”, è indirizzata direttamente alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ed è stata mossa in vista dell’attesa proposta di riforma dell’esecutivo comunitario fissata per il prossimo 17 luglio.

IL FALLIMENTO DEL MERCATO CO2 E I DATI SULLE CHIUSURE AZIENDALI

L’iniziativa delle associazioni di categoria matura in un contesto macroeconomico critico, segnato da costi dell’energia che si mantengono strutturalmente elevati e da una pressione sempre più asfissiante esercitata dalla concorrenza globale. Secondo i firmatari dell’appello, che insieme rappresentano quasi 500 mila imprese, il mercato europeo della CO2 deve essere rimodulato per aderire alla reale situazione della manifattura continentale.

Occorre, in sintesi, tenere conto delle tecnologie effettivamente disponibili, dei costi reali di transizione e dello stato delle infrastrutture. A supporto di questa tesi, la lettera cita i risultati di un recente studio condotto dall’Università di Milano-Bicocca. I dati dell’ateneo restituiscono una fotografia netta: tra il 2013 e il 2024, il calo delle emissioni inquinanti registrato in Europa sarebbe derivato in maggior misura dalla materiale chiusura delle aziende piuttosto che dal reale impatto del meccanismo Ets sui processi di decarbonizzazione industriale.

LE CINQUE RICHIESTE SUL TAVOLO DI BRUXELLES PER EVITARE LA DELOCALIZZAZIONE

Per invertire la rotta ed evitare una fuga di capitali, le tre confederazioni hanno elaborato un pacchetto di richieste tecniche ben definite. In primo luogo, sollecitano la revisione della Market Stability Reserve, ovvero la riserva che regola le quote di anidride carbonica all’interno del mercato europeo, con lo scopo di scongiurare carenze di liquidità create dalle normative attuali e calmierare gli improvvisi sbalzi dei prezzi. Il secondo punto nevralgico riguarda il Cbam (il dazio europeo sulle emissioni dei prodotti importati): le imprese chiedono di rafforzarlo, mantenendo contestualmente le quote gratuite e le compensazioni dei costi Ets finché non verranno introdotti strumenti alternativi che si rivelino realmente efficaci contro il trasferimento della produzione al di fuori dei confini dell’Ue.

Inoltre, gli industriali esigono che la totalità dei ricavi generati dall’Ets venga vincolata e destinata alla decarbonizzazione. Guardando al periodo successivo al 2030, il documento suggerisce di integrare nuove soluzioni nel sistema, come l’impiego di crediti internazionali di alta qualità, i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 e le tecnologie per le rimozioni permanenti di carbonio. Da ultimo, viene richiesta l’esclusione formale del trasporto marittimo e dell’aviazione dall’ambito di applicazione del meccanismo.

IL PRESSING A STRASBURGO E L’APPOGGIO STRUTTURALE DEL GOVERNO ITALIANO

Per preparare il terreno in vista dell’ormai imminente decisione di Bruxelles sulla revisione dell’Ets, in questa settimana i vertici di Confindustria hanno avviato una fitta serie di incontri istituzionali a Strasburgo, approfittando della concomitanza con i lavori della plenaria del Parlamento europeo. Questa offensiva diplomatica ha trovato un’immediata sponda politica nel governo di Roma. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha condiviso sui propri canali social il documento redatto dalle associazioni industriali di Italia, Germania e Francia, schierandosi apertamente al loro fianco.

“La revisione del sistema Ets deve essere radicale, strutturale e organica, ispirata ai principi di equità, flessibilità e neutralità tecnologica, per sostenere le imprese nel percorso di decarbonizzazione, senza penalizzarne la competitività”, ha dichiarato il ministro. Urso ha infine inviato un avvertimento esplicito ai vertici europei: “Ci aspettiamo che l’appello congiunto di Confindustria, Bdi e Medef sia recepito dalla Commissione europea, senza ritardi né infingimenti. Questo è il tempo delle riforme!”.

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