Giornata Nazionale Spazio, Crosetto: “nuovo terreno di scontro con rischi di spionaggio, sabotaggio e interferenze”
(AGEEI/Aerospazionews) – “Il dominio spaziale è diventato un nuovo terreno di scontro: tutti i giorni è soggetto a rischi di spionaggio, di sabotaggio, di interferenze. Lo spazio si è trasformato da ambiente privilegiato da cui erogare servizi a dominio critico caratterizzato ogni giorno di più da minacce”. E’ quanto ha detto Guido Crosetto, ministro della Difesa, nel suo intervento al convegno “La governance dello spazio”, organizzato oggi dall’associazione “Futuri Probabili” presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera in vista della quinta Giornata Nazionale dello Spazio, che sarà celebrata domani in tutta Italia. “Le infrastrutture spaziali sono diventate ormai la spina dorsale di servizi essenziali”, ha proseguito Crosetto, “che, se ci mancassero, ci metterebbero in crisi, metterebbero in crisi la nostra economia, la nostra società, il nostro modo di vivere. Il dramma è che già oggi esistono e navigano costellazioni di satelliti ostili, realizzate non per dare servizi, ma per spiare, acquisire dati o colpire altri satelliti. In questo momento ci sono nazioni che sarebbero in grado di abbattere la maggioranza dei satelliti che ci danno servizi, vengono chiamati satelliti killer”.
“Questo ci obbliga a cambiare approccio rispetto a quello che abbiamo avuto fino adesso”, ha sottolineato Crosetto. “Dobbiamo cercare un approccio più intelligente, strategico, flessibile, pensando alla complessità e ai costi di cosa significa accedere allo spazio. Bisognerebbe dunque avere l’approccio allo spazio che parta necessariamente dai temi della Difesa. Perché mentre è facile, partendo da un prodotto spaziale che abbia in sé i requisiti che servono alla Difesa, aggiungere quelli civili, è invece impossibile fare il contrario. E siccome il costo dell’accesso allo spazio è molto alto ‘sprecare’ un oggetto spaziale, un lancio spaziale senza aver pensato da subito alla sua possibilità di utilizzarlo anche e non solo per la Difesa è uno spreco di risorse imperdonabile. Così come è impensabile l’idea di affrontare il settore spaziale da soli. Noi siamo una grande nazione, ma siamo piccoli nel mondo, come risorse finanziarie, risorse umane e tecnologiche. Necessariamente ci sono domini che non potremmo mai affrontare da soli e sui quali siamo obbligati a cercare cooperazione. Figuriamoci dunque in settori nei quali la soglia di investimento per la tecnologia è ogni giorno più alta, nei quali ormai la capacità finanziaria che muovono le aziende private è superiore a anche ad insiemi di Stati”.
“In tutto ciò sono fondamentali le risorse umane”, ha spiegato il ministro della Difesa, “perché l’uomo mantiene una sua centralità e la quantità di ingegneri dedicati ad un progetto, la quantità delle ore di lavoro, è molto importante. Per questo da tempo trovo assurdo che in 27 Paesi europei ci siano 27 gruppi di ingegneri diversi che studiano tutti e 27 la stessa cosa e non si parlano tra di loro perché non sono i tempi in cui puoi permetterti queste cose. Lo stesso vale per lo spazio per come lo affronteremo. Per questo noi stiamo cercando anche in questi settori di fare percorsi insieme ad altri Paesi. Il tutto però tenendo conto di non perdere l’estrema capacità di innovazione che si perde nelle grandi organizzazioni complesse. Anche in questo settore, le maggiori innovazioni sono venute da piccoli gruppi e noi dobbiamo semmai nel nostro Paese, la cosa che manca di più, imparare la capacità di valorizzare le idee e le innovazioni. Su questo dobbiamo attuare proprio un cambio di mentalità”.
“Dobbiamo iniziare a mettere insieme tutte le energie che abbiamo”, ha affermato ancora Crosetto. “Come Difesa abbiamo pensato e ragionato sulla necessità di avere un ‘Dome’, uno scudo. Ci ha insegnato quello che sta succedendo in Israele e in Ucraina. Parliamo di minacce completamente diverse. Da una parte missili supersonici, dall’altra piccoli droni guidati da un uomo che hanno come obiettivo un uomo. Quindi, quando pensi uno scudo pensi alla necessità di qualcosa che ti possa coprire da tutti i tipi di minacce, ma che necessariamente parte dallo spazio. Abbiamo pensato alla costruzione non di uno scudo di proprietà di uno Stato o di un’azienda, ma di un’idea in cui mettere insieme tutti gli attuatori, tutti i satelliti, tutti i sistemi che ci sono in Europa e non solo. Quando parlo di Europa non parlo più di Europa a 27, che trovo riduttiva quando si parla di Difesa. Parlo di Europa continentale, nella quale metto dentro la Svezia, la Norvegia, l’Austria, la Svizzera, il Regno Unito, i Paesi balcanici. Allora vedo la necessità di un sistema aperto”, ha concluso Crosetto, “che consenta a tutte le Nazioni di portare i loro assetti, integrarli in modo perfetto e aumentare esponenzialmente, sia dal punto di vista di velocità sia dal punto di vista del risultato, la nostra difesa”.