Roma - La Camera approva la legge delega con 155 voti favorevoli, tracciando la strada verso la neutralità climatica al 2050. Stanziati 60 milioni di euro per il triennio 2027-2029, mentre il testo apre all’impiego della tecnologia anche nel comparto marittimo.
L’aula della Camera dei Deputati ha approvato stamani il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, una mossa con cui l’Italia punta a ridefinire strutturalmente la propria strategia energetica e industriale dei prossimi decenni. Il testo, passato a Montecitorio con 155 sì, 86 no e 8 astenuti, viene ora trasmesso al Senato per la seconda tappa dell’iter parlamentare. La tabella di marcia del governo è serrata: l’esecutivo intende incassare il via libera definitivo dei due rami del Parlamento prima della pausa estiva, così da poter elaborare e varare i decreti legislativi attuativi entro la fine dell’anno. L’obiettivo di fondo di questo provvedimento, promosso dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, è restituire al Paese un quadro normativo certo e organico in materia atomica, superando una paralisi regolatoria che dura da tempo.
IL QUADRO STRATEGICO TRA DECARBONIZZAZIONE E COSTI IN BOLLETTA
L’architettura della legge delega non si limita a delineare le scadenze politiche, ma si inserisce in un perimetro internazionale ben definito. Come evidenziato dai documenti del Servizio studi della Camera, la nuova normativa è vincolata al pieno rispetto degli obblighi europei e globali. L’impianto risponde alle stringenti politiche di decarbonizzazione fissate per il 2050 e mira a un duplice traguardo economico e geopolitico: garantire la sicurezza e l’indipendenza energetica dell’Italia e, al contempo, favorire il contenimento dei costi delle bollette per i consumatori e le imprese. Una volta completato l’iter in Parlamento, le Camere affideranno al governo un mandato della durata di un anno per normare la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile, dare impulso alla ricerca sulla fusione e disciplinare la gestione dei rifiuti radioattivi. Per tutelare la bontà del lavoro legislativo rispetto alle evoluzioni tecnologiche, la legge introduce una clausola di salvaguardia: l’esecutivo potrà emanare decreti integrativi e correttivi entro due anni dall’entrata in vigore dei testi attuativi.
I NUOVI REATTORI, LA SVOLTA MARITTIMA E IL RIORDINO DELLA GOVERNANCE
Dal punto di vista prettamente industriale, il testo stabilisce con precisione i campi su cui dovranno concentrarsi i decreti governativi. Al centro del piano figurano le regole per la costruzione e l’esercizio di impianti di nuova generazione, con un focus mirato su Small Modular Reactors (SMR), Advanced Modular Reactors (AMR) e micro-reattori. La tecnologia nucleare verrà sfruttata non solo per l’elettricità, ma anche per la produzione di calore e di idrogeno. Un tassello cruciale del provvedimento riguarda la riorganizzazione della governance di settore, che passerà attraverso il riordino delle funzioni degli enti attualmente competenti in materia. Durante il passaggio nelle Commissioni parlamentari, lo spettro d’azione si è ulteriormente ampliato, introducendo la disciplina dell’energia nucleare sostenibile applicata al settore navale e marittimo. Il mandato copre l’intero ciclo di vita delle infrastrutture: dalla sperimentazione iniziale e la localizzazione dei nuovi siti fino all’installazione e alla futura disattivazione. Non viene trascurato il passato, poiché l’esecutivo dovrà normare anche lo smantellamento e la messa in sicurezza delle installazioni nucleari già presenti sul territorio italiano.
IL NODO SICUREZZA, I BENEFICI PER I TERRITORI E I FINANZIAMENTI
Per tradurre i principi in norme operative, la legge delega fissa criteri direttivi rigorosi. Il governo dovrà garantire i massimi standard di sicurezza e la totale protezione della salute pubblica, snellendo e semplificando al contempo le procedure autorizzative per evitare lungaggini burocratiche. Sul piano economico, i decreti dovranno prevedere forme di sostegno e incentivi alla realizzazione degli impianti e alla produzione energetica, garantendo che l’industria nazionale partecipi attivamente alla filiera tecnologica. Le comunità locali che ospiteranno i siti riceveranno misure di compensazione e benefici diretti. Sul fronte finanziario, la legge stanzia 20 milioni di euro all’anno dal 2027 al 2029, attinti dal Fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese assegnato al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Questi fondi serviranno anche a finanziare campagne informative stabili per spiegare alle popolazioni coinvolte il ruolo del nucleare e della fusione nella decarbonizzazione, affrontando apertamente la gestione del combustibile esaurito, lo stoccaggio temporaneo e i piani per gli impianti di smaltimento definitivo dei residui radioattivi.