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News17 Giugno 2026 11:29

ECCO alla Camera: EU ETS strumento decisivo per competitività e sicurezza energetica

Roma - L’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO2 è uno degli strumenti più importanti che l’Europa abbia sviluppato per sostenere la transizione industriale ed energetica, attraverso un segnale economico chiaro e prevedibile. La revisione della Commissione europea, prevista per luglio, dovrebbe garantire la continuazione di un meccanismo che, dal 2005, ha dimezzato le emissioni nei settori regolati, ispirato sistemi analoghi in altri paesi, e garantito un incentivo alla decarbonizzazione in tutto il continente.

L’Italia può cogliere le potenzialità offerte da questo strumento, in primis destinando il 100% dei proventi delle aste ETS al finanziamento di politiche climatiche, industriali ed energetiche. Questo il messaggio emerso dall’evento di ECCO – il think tank italiano per il clima – dal titolo “L’ETS per l’Italia: competitività, sicurezza, prospettive”, ospitato oggi, mercoledì 17 giugno 2026, a Palazzo Montecitorio dall’Onorevole Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei deputati.

“Dal 2005 ad oggi l’ETS europeo ha fornito a imprese e governi un quadro normativo e un segnale economico di lungo periodo, incentivando investimenti in elettrificazione, efficienza energetica e innovazione. Sospendere o indebolire questo meccanismo rischia di generare incertezza normativa, scoraggiando gli investimenti, in una fase più che mai cruciale per garantire competitività al sistema paese,” ha dichiarato Matteo Leonardi, Co-Fondatore e Direttore Esecutivo di ECCO, il think tank italiano per il clima.

Il testo della revisione dell’ETS è previsto per il 15 luglio 2026 dalla Commissione europea. Monitorare la posizione italiana sarà fondamentale per evitare tentativi di indebolimento del meccanismo. Roma ha, infatti, chiesto a più riprese il congelamento di questo strumento, suggerendone l’eliminazione per gli operatori termoelettrici – all’interno del Decreto Bollette – per ridurre il prezzo dell’elettricità; una scelta in contrasto con la stessa normativa europea.

Come evidenziato da una recente analisi di ECCO, la sospensione dell’ETS non ridurrebbe in modo significativo il prezzo finale dell’elettricità. Per un consumatore domestico, infatti, il costo dell’ETS rappresenta meno dell’8% della bolletta, mentre la principale causa del caro energia continua a essere legata alla forte volatilità dei mercati dei combustibili fossili, dai quali l’Italia dipende ancora in larga misura. L’indebolimento del sistema rischierebbe di rallentare gli investimenti nelle energie rinnovabili.

“Chi indica nell’ETS il responsabile delle bollette sta colpendo il bersaglio sbagliato. Il vero fattore che determina il costo dell’energia in Europa, oggi, non è il prezzo della CO₂: è il prezzo del gas. È la nostra dipendenza dai combustibili fossili. L’ETS è esattamente lo strumento pensato per ridurre quella dipendenza e quindi le bollette. Sospendere o indebolire l’ETS sarebbe un errore per il nostro Paese,” ha affermato l’Onorevole Sergio Costa.

Allo stesso modo, non si può attribuire all’ETS la responsabilità della mancanza strutturale di investimenti in alcuni comparti industriali, determinata da fattori quali la sovracapacità produttiva globale, la debole crescita della domanda e le crescenti pressioni competitive.

Dalla sua entrata in vigore nel 2005, l’ETS è stato oggetto di diverse revisioni, per adattare lo strumento all’evoluzione degli obiettivi climatici europei, mantenendo un approccio tecnologicamente neutrale. Nel tempo, il sistema ha contribuito ad aumentare la quota di energie rinnovabili nel mix elettrico europeo fino al 47,5% nel 2024, e ha generato circa 260 miliardi di euro di entrate attraverso le aste delle quote di emissione; questo mentre il PIL dell’Unione europea continuava a crescere.

In questo senso, rafforzare questo strumento, valutandone l’estensione ad altri settori e favorendone il collegamento con altri mercati del carbonio, come quello del Regno Unito, rappresenta una strada concreta per accelerare la transizione, rafforzare la sicurezza energetica e sostenere competitività e innovazione. A tal proposito, è necessario anche riconsiderare il modo in cui vengono utilizzati i proventi delle aste ETS.

In Italia le aste ETS hanno generato circa 18 miliardi di euro tra il 2012 e il 2024, ma solo 1,6 miliardi, il 9% del totale, sono stati destinati a misure nell’alveo della transizione, come richiesto dalle norme europee. La situazione è migliore negli altri Stati membri, dove in media il 75% dei proventi viene destinato ad azioni per il clima e la transizione energetica, sebbene la trasparenza delle voci di spesa resti limitata.

“L’ETS rappresenta una fonte preziosa di introiti pubblici che, tuttavia, non vengono impiegati in modo efficace e coerente con gli obiettivi di sicurezza energetica e competitività. All’interno di una maggiore flessibilità di bilancio, occorrerebbe utilizzare al meglio le risorse già disponibili e, in questo senso, l’ETS rappresenta uno strumento particolarmente importante per Paesi con spazi fiscali ridotti come l’Italia,” ha aggiunto Leonardi.

La revisione di ETS rappresenta quindi un’opportunità per consolidare e rafforzare il meccanismo europeo di scambio di emissioni, migliorando la tracciabilità della spesa e assicurandone una piena coerenza con gli obiettivi climatici, di sicurezza energetica e di integrazione europea.