Quando la forza in azione trasforma la possibilità in realtà.
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

In Parlamento22 Giugno 2026 12:43

Difesa, mozione Bonetti (Azione): presentazione in sessanta giorni piano organico raggiungimento obiettivi Nato

Atto Camera

Roma - Mozione 1-00586

presentato da

BONETTI Elena

testo di

Martedì 16 giugno 2026, seduta n. 676

La Camera,

premesso che:

con il Pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026, la Commissione europea ha autorizzato l’ampliamento concordato dell’ambito di applicazione della clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, così da includervi le misure adottate per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati e contribuire alla sicurezza e resilienza energetica degli stati membri, entro un massimale annuo dello 0,3 per cento del Pil e un massimale cumulato dello 0,6 per cento del Pil per il triennio 2026-2028;

sono ammissibili, in questo quadro, le spese finalizzate ad accelerare i processi di elettrificazione, gli investimenti in reti e stoccaggio di energia pulita, le misure per il risparmio e l’efficienza energetica. Il tetto complessivo dell’1,5 per cento del Pil per la difesa e i vincoli di sostenibilità fiscale rimangono integralmente in vigore;

la raccomandazione proposta dalla Commissione al Consiglio sulle politiche economiche, sociali, occupazionali, strutturali e di bilancio dell’Italia del 3 giugno 2026 conferma che il Paese continua a presentare squilibri macroeconomici in primo luogo per l’elevato debito pubblico (137,1 per cento del Pil nel 2025, atteso al 139,2 per cento nel 2027) e la debole crescita della produttività;

le Previsioni di primavera 2026 della Commissione europea proiettano per l’Italia una crescita del Pil reale dello 0,5 per cento nel 2026 e dello 0,6 per cento nel 2027, contro una media Ue dell’1,1 per cento e dell’1,4 per cento. Spagna (+2,4 per cento), Grecia (+1,8 per cento), Polonia (+3,5 per cento) e anche la Francia (+0,8 per cento) cresceranno nel 2026 ben al di sopra dell’Italia. Il differenziale negativo riflette vulnerabilità strutturali – mancata concorrenza, inefficienza della PA, bassa formazione del capitale umano – e non la severità della politica di bilancio;

la Commissione raccomanda, tra le altre cose, all’Italia di: mantenere la spesa netta nel percorso correttivo; potenziare la spesa e prontezza in materia di difesa; favorire la crescita dimensionale e l’aggregazione delle imprese; incentivare l’innovazione e la commercializzazione dei prodotti della ricerca; migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione;

in materia di energia, il Consiglio raccomanda altresì che siano superate le restrizioni alla concorrenza e che «le misure adottate per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia siano temporanee, mirino a proteggere le famiglie vulnerabili o a rispondere alle esigenze delle imprese ad alta intensità energetica, preservino gli incentivi al risparmio energetico e che il loro costo di bilancio sia compatibile con gli impegni presi nell’ambito del quadro di bilancio dell’Ue»;

la risposta italiana all’emergenza energetica non può essere l’estensione dei sussidi ai consumi – misura giudicata inefficiente dalla stessa Commissione – ma riforme strutturali del mercato elettrico;

il dato del 2,01 per cento del Pil per la difesa comunicato alla Nato nel 2025 è stato conseguito mediante riclassificazione contabile di voci di spesa, mentre la spesa effettiva è rimasta intorno all’1,5 per cento del Pil; come è riportato nelle Raccomandazioni del 3 giugno «nel 2025 la spesa totale delle amministrazioni pubbliche per la difesa in Italia è stata pari all’1,3 per cento del Pil e nel 2026 si attesterà all’1,2 per cento del Pil»;

l’incremento delle spese per la difesa deliberato nell’ambito del «Defence investment plan», adottato al vertice Nato de L’Aja il 25 giugno 2025, fissa l’obiettivo del 5 per cento del Pil per la difesa entro il 2035 suddiviso tra il 3,5 per cento del Pil annuo per i requisiti fondamentali della difesa e per raggiungere gli obiettivi di capacità della Nato e l’1,5 per cento del Pil annuo per proteggere le infrastrutture critiche, difendere le reti, garantire la preparazione e la resilienza civile, innovare e rafforzare la base industriale della difesa;

il Governo ha sin qui escluso di procedere all’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dal Patto di stabilità, di cui la Commissione ha autorizzato l’utilizzo per le spese della difesa e, dopo avere avanzato la richiesta, autorizzata dall’Ecofin, di 14,9 miliardi di euro dai fondi del programma di assistenza finanziaria Safe, al momento non sembra intenzionata a procedere neppure su questa linea di finanziamento;

il Ministro della difesa ha ripetutamente ammesso che l’Italia oggi non sarebbe in grado di difendersi da un’aggressione esterna; il congelamento a tempo indefinito dell’aumento delle spese per la difesa non è scelta di prudenza fiscale: è un’inadempienza rispetto agli impegni assunti in sede Nato e un atto di irresponsabilità rispetto alle esigenze imprescindibili della sicurezza nazionale;

il rilancio della competitività europea proposto da Mario Draghi nel Rapporto sulla competitività e in altri interventi pubblici, come quello per la concessione della laurea honoris causa all’Università di Lovanio, non implica semplicemente un ampliamento della capacità fiscale dell’Unione e il ricorso a forme di debito comune, ma una profonda riforma federale del rapporto tra gli Stati membri e le istituzioni comuni;

dove l’Europa si è federata – commercio, mercato unico, politica monetaria – funziona; dove non lo ha fatto – difesa, politica industriale, affari esteri – non funziona, non soddisfa né le aspettative, né gli interessi dei cittadini europei e crea paradossali reazioni sovraniste e anti-europee;

non va, infine, dimenticato come l’Ue stia affrontando ormai da decenni una crisi demografica che porterà entro fine secolo a un ulteriore abbassamento della popolazione di oltre l’11 per cento, e di quasi un quarto in Italia. Sono, infatti, ormai cinquant’anni che il tasso di fecondità europeo si è arenato ben al di sotto del tasso di sostituzione di 2,1 nati per donna in età fertile; intanto il tasso di fecondità nel 2025 ha toccato in Italia il minimo storico di 1,14 figli,

impegna il Governo:

1) in materia di energia, a dare attuazione all’estensione della clausola di salvaguardia nazionale alle spese per la resilienza energetica in modo coerente con le indicazioni della Commissione europea, che dovrà in ogni caso autorizzarne l’utilizzo;

2) in materia di difesa:

a) a presentare al Parlamento, entro sessanta giorni, un piano organico e trasparente per il raggiungimento degli obiettivi Nato, specificando tempi, modalità di incremento degli stanziamenti e strumenti di finanziamento;

b) ad attivare senza ulteriore ritardo la clausola nazionale di salvaguardia ex articolo 26 del regolamento (Ue) 2024/1263 per le spese di difesa, al fine di consentire un incremento reale e non meramente contabile degli stanziamenti;

c) ad attivare la linea di finanziamento, già autorizzata dall’Ecofin, di 14,9 miliardi di euro dai fondi del programma di assistenza finanziaria Safe per investimenti nella base industriale e tecnologica della difesa nazionale ed europea;

3) in materia di governance politica ed economica europea:

a) a promuovere una maggiore capacità fiscale dell’Unione e un adeguamento del Psc finalizzato a razionalizzare le spese dei singoli Stati membri nei settori ceduti al livello comunitario;

b) a sostenere la centralità europea delle politiche necessarie a contenere gli effetti di una difficile transizione demografica, a potenziare la natalità e ad affrontare la riforma dei sistemi di welfare;

c) a sostenere il completamento del mercato unico dei servizi, delle telecomunicazioni, dell’energia e dei mercati finanziari, rimuovendo le frammentazioni normative che limitano la crescita dimensionale delle imprese europee e la capacità dell’Unione stessa di competere a livello globale;

d) a promuovere, nell’ambito delle iniziative europee per la competitività, il rafforzamento degli investimenti comuni nella formazione del capitale umano, con particolare attenzione alle competenze scientifiche, tecnologiche e digitali, alla mobilità degli studenti e dei ricercatori, al sostegno dell’istruzione terziaria e tecnico-professionale e alla riduzione del divario tra formazione e mercato del lavoro, al fine di contrastare la fuga dei talenti e accrescere la produttività e la capacità innovativa dell’Unione europea.
(1-00586) «Bonetti, Richetti, Rosato, Onori, Benzoni, D’Alessio, Grippo, Sottanelli, Pastorella, Ruffino».