Difesa: Aeronautica, esce di scena il “T-339A”. Gen. D’Accolti: “ha consentito ai piloti di formarsi in modo completo”
(AGEEI/Aerospazionews) – E’ iniziata sull’aeroporto militare di Galatina (Lecce) la cerimonia di passaggio di consegne tra il T-345A, il nuovo jet da addestramento del 61° Stormo dell’Aeronautica Militare, e il T-339A “Macchino”, che termina l’attività presso il reparto dopo quasi 45 anni ed oltre 340mila ore di volo. “Il 339 ha contribuito a formare generazioni di piloti in Aeronautica sin dal suo ingresso in servizio quando, gradualmente, sostituì il G91T fino a consentire il completo rilascio del brevetto di pilota militare”, ricorda il gen. Giuseppe D’Accolti, in questa intervista a AGEEI/Aerospazionews. Il gen. D’Accolti ha trascorso 37 anni in AM, di cui 9 presso il 61° Stormo con vari incarichi compreso il comandante del reparto, accumulando in totale circa 3.500 ore di volo, di cui almeno 3.000 su velivoli MB-326 e sulle varie versioni del T-339 (denominazione militare dell’MB-339). Oggi è istruttore presso la scuola di volo romana Urbe Aero Flight Academy.
Il T-339 ha avuto un grande successo come addestratore. Quali sono le caratteristiche migliori di questo velivolo nell’addestramento al volo militare?
“Il 339 è stato da sempre una macchina che, degnamente, ha ereditato e supportato un programma didattico di eccellenza lungo tutto l’arco del suo impiego. Ho potuto utilizzarlo sin dall’inizio della sua immissione in servizio in AM nella versione MB-339A, poi la versione MLU con l’aggiornamento di media vita e infine la CD che ha rappresentato l’apice dello sviluppo didattico attraverso un programma di addestramento operativo. Tanto successo grazie alla lungimiranza progettistica dell’ing. Ermanno Bazzocchi, ereditata poi da Aermacchi e infine da Leonardo. L’addestramento con il 339 ha compreso ogni forma di volo, inclusa la parte operativa su mare e terra. Una macchina in grado di compiere ogni tipo di manovra e capace di trasportare carichi bellici simulati e reali, che hanno consentito ai piloti militari di formarsi in modo completo per poi, giunti ai Reparti di volo, specializzare il loro impiego. Attraverso questi iter istruzionali, con successo, i nostri equipaggi hanno potuto assumere e sviluppare capacità tali da poter partecipare a numerose missioni internazionali. Va detto che la macchina, proprio per le sue intrinseche caratteristiche progettuali, è in grado di poter essere utilizzata, in sicurezza, anche in situazioni al limite dell’inviluppo di volo. Ne è un esempio la Pattuglia Acrobatica Nazionale che, grazie alle caratteristiche del 339, può svolgere un programma estremamente complesso e dinamico in assoluta sicurezza”.
Lei ha trascorso buona parte della sua carriera in AM al 61° Stormo, fino a comandare questo reparto. Può raccontarci un aneddoto significativo della sua lunga attività di volo con il “Macchino”?
“Ho potuto svolgere il corso di pilota collaudatore di produzione sul 339. In quel periodo, abbiamo analizzato il comportamento aerodinamico della macchina, i sistemi e tutto il suo insieme in ogni dettaglio. Tra le varie attività e competenze da assumere, era inclusa la cosiddetta “vite”, una manovra non sempre familiare a tutti i piloti, vietata per lo più ai velivoli operativi, ma svolta in assoluta sicurezza col 339. Ebbi come istruttore un mio collega di corso, Maurizio Cheli, che poi lasciò l’Aeronautica per il programma spaziale con lo Space Shuttle. Bene! Insieme a lui sviscerammo un’infinita quantità di viti, diritte, rovesce, in ogni modo. E, dopo un’ora di “trottola”, entrambi al circolo commentammo la nostra familiarità di colleghi di corso, la nostra storia vissuta in Accademia e la comune passione per una macchina che permetteva il volo senza alcuna limitazione di manovre”.
I nuovi piloti dell’AM si addestreranno d’ora in poi a Galatina sul T-345A. Sarà un buon sostituto del T-339A? O perderanno qualcosa per non aver volato sul “Macchino”?
“Non conosco nel dettaglio le performances del T-345, ma sicuramente credo che i nuovi piloti non potranno conoscere il volo come i “vecchi” hanno potuto, proprio grazie alle eccellenti capacità del 339. Oggi svolgo ancora il ruolo di istruttore per gli allievi dei corsi di aviazione generale ATPL e l’EASA, l’Agenzia europea per la sicurezza del volo, ha implementato l’addestramento basico introducendo alcune missioni di UPRT (Upset prevention and Recovery Training) per preparare i nuovi piloti commerciali a riconoscere e gestire situazioni inusuali di volo. Si potrebbe obiettare che oggi, con l’automazione, le situazioni inusuali sono meno possibili, ma io credo che l’approccio debba essere non solo quello di saper recuperare il velivolo, ma soprattutto conoscere quando ci si avvicina alla situazione che, se non riconosciuta, può degenerare rapidamente e produrre quell’effetto ”startle”, di sorpresa, che può indurre all’incapacità di saper gestire e prevenire. Sono certo che l’Aeronautica Militare avrà posto attenzione a tali aspetti e mi auguro che i nuovi piloti militari possano svolgere un iter formativo completo che includa anche e soprattutto l’addestramento basico”.
