Sostenibilità25 Giugno 2024 11:20

Clima: Fino a 10 gigatonnellate annue di CO2 rimarranno non abbattute al 2050: lo studio Bcg

Roma - Gli scenari dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) suggeriscono come, per limitare il surriscaldamento globale, la carbon dioxide removal (CDR), ovvero il processo di cattura e la rimozione di biossido di carbonio capace di trattenere le emissioni in maniera duratura (dai 100 agli oltre 1000 anni), giochi un ruolo essenziale.

Il nuovo studio di Boston Consulting Group (BCG) dal titolo "Scaling CDR: Demand Drivers for Durable Carbon Removal", rileva come gli acquisti di CDR siano cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni, passando da 600 kilotonnellate (kt) nel 2022 a 4,5 megatonnellate (Mt) acquistate nel 2023, con previsioni di ulteriore crescita al 2040, quando raggiungeranno tra le 60 e le 750 megatonnellate annue. Tuttavia, siamo ancora lontani dalla quantità necessaria per raggiungere l’impatto zero sull’ambiente, poiché, secondo le stime, non riusciremo ad abbattere tra 6 e 10 gigatonnellate (Gt) annue di emissioni di CO2 a livello globale entro 2050.

La domanda di CDR deve quindi aumentare significativamente, passando ad una scala multi-gigaton entro il 2050 e ciò non sarà possibile senza un'azione governativa. Nuove guide regolamentari e di conformità potrebbero infatti portare la domanda a circa 0,5 - 2,5 Gt di CO2 annue in CDR durevole, coprendo fino al 30% delle emissioni residue. Stando all’analisi, alcuni esempi di tale leva potrebbero essere:

I meccanismi di prezzo del carbonio, compresi i sistemi di scambio di emissioni e gli aggiustamenti alle frontiere del carbonio, che potrebbero guidare la quota maggiore di domanda potenziale (1,3 Gt).
Altre leve significative includono requisiti normativi nell'aviazione (fino a 400 megatonnellate), marittimo (fino a 200 Mt) ed energetico (fino a 200 Mt).
La copertura delle emissioni residue da parte del CDR durevole è prevista essere più alta in Europa e Nord America (circa il 65%) e più bassa nell'Asia-Pacifico (circa il 20%).
Affrontare il rimanente 70% di emissioni residue, principalmente situate nell'Asia-Pacifico, richiederebbe una ulteriore riduzione delle emissioni o un ulteriore aumento della domanda di CDR.

Un esempio virtuoso tutto italiano: la tecnologia BECCS

In Italia, un gruppo di imprese leader nel settore energetico e agro-industriale, tra cui Edison e Duferco Energia, ha avviato lo studio per lanciare uno dei primi progetti di Bio-Energy with Carbon Capture and Storage (BECCS) nel Paese.

Una iniziativa pionieristica, che prevede la cattura della CO2 biogenica derivante dalla produzione di biometano, la sua liquefazione, il trasporto e lo stoccaggio permanente offshore. Grazie all’analisi di fattibilità tecnica condotta con il supporto del Gruppo SIAD, tramite la controllata Tecno Project Industriale (TPI)0F[1], specializzata nel recupero della CO2, e alla consulenza strategica di BCG, il progetto ha l’obiettivo di identificare il modello di business per sviluppare una filiera al 100% italiana, ponendo il nostro Paese come centro di eccellenza in Europa e nel mondo per progetti di rimozione e stoccaggio della CO2 biogenica, con conseguente generazione di crediti di offset di CO2 di elevata qualità.

Per lo stoccaggio della CO2 biogenica si guarda al progetto Ravenna CCS, operato da Eni e in joint-venture con Snam, attualmente in fase di sviluppo.

Data l’innovatività della tecnologia, ad oggi si contano infatti pochi progetti simili in Europa, come ad esempio il BECCS Stockholm project in Svezia e l’Ørsted BECCS Project in Danimarca.

Lo sviluppo della tecnologia BECCS da biometano in Italia rappresenta una grande opportunità, dal momento che questa ha il potenziale di rimuovere fino a 3 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, equivalenti alle emissioni annue di circa 1,7 milioni di automobili - assumendo una produzione di 2,3 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2026, in linea con il "Decreto Biometano" approvato nel 2022.

“Lo sviluppo dalla tecnologia BECCS rappresenta un'occasione importante per l'Italia nella lotta contro il cambiamento climatico, grazie alla capacità di rimuovere permanentemente la CO2 dall'atmosfera, ottenendo un impatto “carbon negative”. L'intera filiera produttiva BECCS assicura una bassa impronta anche in termini di trasporto e logistica.” Spiega Ferrante Benvenuti, Partner di BCG. “La tecnologia permetterebbe inoltre lo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio, in cui l'Italia potrebbe giocare un ruolo rilevante, nonché la valorizzazione della filiera agricola italiana, grazie all’integrazione della produzione di biometano con le attività agricole locali. Un approccio sinergico che può migliorare la redditività degli impianti di biometano, promuovendo allo stesso tempo pratiche sostenibili in un settore di punta del nostro Paese.”

La rilevanza della tecnologia risiede quindi in diversi elementi:

Emissioni nette negative. Dalla cattura e stoccaggio permanente della CO2, la tecnologia BECCS è capace di generare un impatto "carbon negative", che contribuisce al raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione italiani ed europei.
Voluntary Carbon Market. La tecnologia stimola lo sviluppo del mercato volontario dei crediti di carbonio in Italia, permettendo la generazione di crediti di alta qualità e Made in Italy, che possono rendere il nostro Paese un fornitore di riferimento.
Accelerazione nella produzione di energia rinnovabile. Nel caso di generazione e vendita di crediti di carbonio, si otterrebbe un miglioramento della redditività degli impianti di biometano e, di conseguenza, un'accelerazione nella loro implementazione, contribuendo alla decarbonizzazione del settore energetico. Si arriverebbe inoltre ad una maggiore autonomia energetica, che ridurrebbe la necessità di importazioni di gas da altri Paesi.

Il potenziale della tecnologia BECCS va oltre il biometano e può essere applicata a tutti quegli ambiti in cui vi è produzione di bioenergia, come il caso dei termovalorizzatori che vengono alimentati da biomassa.