Nel Nord Est aumentano le richieste di mutui, mentre la cautela delle banche si concentra sui prestiti più rischiosi. Si arresta l’espansione del credito al consumo in tutto il Paese a causa di una minore necessità di finanziare gli investimenti.
L’economia italiana registra una battuta d’arresto nella richiesta di finanziamenti da parte del settore produttivo e un contestuale ritorno delle famiglie verso il risparmio liquido. Secondo quanto emerge dall’ultima edizione del rapporto “Economie regionali” pubblicato nel luglio 2026 dalla Banca d’Italia, il secondo semestre del 2025 ha segnato la fine della fase di crescita della domanda di credito per le imprese in tutte le ripartizioni geografiche del Paese. La fonte, che analizza i risultati della Regional Bank Lending Survey (RBLS) condotta lo scorso marzo su un campione di 236 istituti di credito, evidenzia come questo fenomeno sia stato innescato principalmente da una minore necessità delle aziende di finanziare nuovi investimenti, con ripercussioni evidenti soprattutto nel Mezzogiorno, nel Centro e nel comparto edile del Nord. Se da un lato il mondo imprenditoriale tira i remi in barca, dall’altro il settore bancario mantiene politiche di offerta improntate alla massima prudenza, bilanciando l’accresciuta percezione del rischio con una pressione concorrenziale ancora vivace.
STAGNANTE LA DOMANDA DI FINANZIAMENTI PER LE IMPRESE
L’analisi territoriale mette in luce un cambiamento di rotta rispetto ai primi sei mesi del 2025. L’indebolimento della domanda di credito non ha risparmiato alcuna area della penisola, riflettendo un atteggiamento guardingo delle imprese verso l’espansione della propria capacità produttiva. Questo calo dell’entusiasmo verso l’indebitamento è riconducibile quasi interamente all’affievolirsi delle necessità di credito per sostenere gli investimenti fissi. In particolare, le aziende del Mezzogiorno e del Centro Italia hanno mostrato i segnali più marcati di rallentamento, mentre nel Nord la flessione ha colpito con maggiore intensità le imprese legate alla filiera delle costruzioni. Questo quadro suggerisce una fase di attesa del sistema industriale, che preferisce consolidare le posizioni esistenti piuttosto che avviare nuovi cicli di spesa.
PRUDENZA NEI CRITERI DI OFFERTA E PERCEZIONE DEL RISCHIO
Sul fronte dei prestiti alle imprese, le banche italiane hanno mantenuto una linea di stabilità operativa nella seconda metà dell’anno. Le politiche di offerta non hanno subito variazioni sostanziali, restando tuttavia ancorate a criteri di forte cautela. Emerge però un irrigidimento selettivo: le condizioni sono diventate più stringenti per il settore delle costruzioni, specialmente nel Centro-Sud. Mentre si è osservato un lieve allentamento in termini di quantità complessive e spread medi, gli istituti di credito hanno alzato l’asticella delle garanzie richieste e dei livelli minimi di rating necessari per l’accesso ai fondi. Anche i finanziamenti giudicati più rischiosi hanno subito un aumento dei margini. In questo scenario, la maggiore propensione delle banche a monitorare i rischi specifici di determinati settori o aree è stata solo parzialmente mitigata dalla necessità di competere tra loro per accaparrarsi i clienti più solidi.
MUTUI IN CRESCITA NEL NORD EST E CAUTELA SUL CONSUMO
Il mercato immobiliare ha presentato dinamiche differenziate lungo lo stivale. Le richieste di mutui per l’acquisto di abitazioni hanno continuato la loro traiettoria ascendente nel Nord Est, mentre si sono stabilizzate nel resto d’Italia. Un segnale di discontinuità arriva invece dal credito al consumo: dopo l’espansione della prima parte dell’anno, la domanda si è interrotta bruscamente in ogni macroarea. Le politiche di offerta per i mutui ipotecari, dopo i lievi inasprimenti precedenti, sono rimaste invariate. È interessante notare come nel 2025 la durata media dei finanziamenti concessi sia aumentata, tornando a sfiorare i 25 anni, con circa il 50% delle nuove erogazioni che prevede piani di ammortamento pari o superiori ai tre decenni. Il rapporto tra il finanziamento e il valore dell’immobile si è confermato stabile intorno al 70%, ma è cresciuta al 21,4% l’incidenza di mutui con un rapporto superiore all’80%.
IL RITORNO DEI DEPOSITI E LA FRENATA DEGLI INVESTIMENTI FINANZIARI
Le scelte di gestione del risparmio delle famiglie indicano una preferenza per la liquidità. Nel secondo semestre del 2025, la domanda di depositi bancari è tornata a crescere uniformemente in tutto il territorio nazionale. Parallelamente, si è esaurita la spinta verso l’acquisto di azioni e quote di organismi di investimento collettivo (OICR). Per quanto riguarda i titoli azionari, se al Nord si è registrata una sostanziale stabilità, nel Centro e nel Sud è emersa una lieve flessione. I titoli di Stato hanno continuato ad attrarre capitali, in particolare nel Nord Est e nel Centro, sebbene con un’intensità ridotta rispetto al passato. Le banche, dal canto loro, hanno reagito riducendo la remunerazione offerta sui principali strumenti di raccolta, sebbene questo calo sia stato meno marcato rispetto ai periodi in cui la politica monetaria si trovava in una fase di allentamento più deciso.