News30 Maggio 2023 14:39

L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico. Ecco cosa si è detto al convegno di Withub

Decarbonizzare l’economia e far diventare l’Italia l’hub europeo dell’energia, sfruttando la sua posizione geografica e geopolitica nel Mediterraneo: due obiettivi ambiziosi dentro la cornice del pacchetto europeo ‘Fit for 55’, una vera e propria tabella di marcia per arrivare al 2030 con il 55% di emissioni in meno, diminuendo l’impatto di CO2 prodotta, adottando energie rinnovabili e rivedendo il mercato del carbonio interno all’Ue. L’Italia con il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima 2030 prevede di arrivare al 43% in meno nei consumi di energia primaria e al 39,7% di energia finale in meno rispetto al 2007. Ma come finanziare la transizione ecologica senza incorrere nella deindustrializzazione? Attorno a queste tematiche si è sviluppato oggi l’incontro “L’energia per l’Italia e l’Ue: le fonti e le regole del mercato energetico”, promosso da WITHUB e dalla Fondazione Art.49, una giornata di approfondimenti articolata in diversi focus.

Ad aprire i lavori del primo panel - “L’impatto delle normative Ue e sull’economia: come realizzare gli obiettivi di decarbonizzazione senza mettere in crisi l’industria”- il video messaggio del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso: “Siamo la seconda potenza manufatturiera in Europa dopo la Germania, per questo abbiamo bisogno di regolare i costi del gas ma anche di trovare nuove fonti energetiche, dalle rinnovabili all’idrogeno, avendo come principio quello della neutralità tecnologica, di una scienza non sottomessa all’ideologia. Per questo stiamo lavorando per l’attuazione del ‘Net-Zero Industry Act’ e abbiamo avviato l’aggiornamento del piano nazionale integrato energia e clima.”

Antonio Gozzi, Presidente di Duferco, Federacciai e Interconnector Energy Italia ha evidenziato come “la siderurgia italiana sia già la prima in Europa per quanto riguarda la produzione di acciaio decarbonizzato: oltre l’80% della produzione annua, infatti, avviene tramite forni elettrici. Anche le altre siderurgie europee seguiranno il nostro esempio e proveranno a diventare sempre più green, ma per far che ciò accada l’Europa deve sostenere lo sforzo delle imprese a ciclo2 integrale che non possono essere tutte riconvertite a forno elettrico”.
“Devono essere aiutate,” ha proseguito Gozzi “attraverso una pluralità di tecnologie - dalla carbon capture, al biogas, all’idrogeno - a tenere aperta almeno una parte degli altiforni. Inoltre, è necessario che i privati e lo Stato, in sinergia, adottino politiche volte al contenimento del costo dell’energia, al completamento dell’opera di decarbonizzazione delle imprese e alle garanzie di approvvigionamento della materia prima con particolare riferimento al rottame e altre cariche metalliche con cui alimentare i forni elettrici”.

Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma ha affermato che “la crisi energetica del 2022 è finita, come violentemente è arrivata, altrettanto velocemente se n'è andata e ormai sembra che sia tutto stato esagerato con i timori di un anno fa. In effetti, i timori erano esagerati e siamo anche stati fortunati, mentre i problemi strutturali della nostra dipendenza energetica dall'estero rimangono inalterati. Con l'aggravante che i prezzi che paga l'industria europea sono i più alti del mondo”.

Anche Paolo Gallo, Amministratore Delegato di Italgas, ha sottolineato come “La guerra in Ucraina ha cambiato lo scenario Ue di riferimento. La transizione ecologica pur rimanendo un traguardo primario non è più da cogliere a qualsiasi costo. Il suo raggiungimento deve tenere conto di altri due fattori imprescindibili: sicurezza energetica e competitività dell’industria”.
“In questo senso, il biometano – gas rinnovabile già disponibile e con ampi margini di sviluppo – è l’esempio più nitido di tecnologia in grado di risolvere questo trilemma. Ma a due condizioni: accelerare gli iter autorizzativi per la realizzazione degli impianti e incentivare la conversione delle produzioni di biogas, che solo in Italia garantirebbe circa 1,5 miliardi di metri cubi di biometano, cinque volte la produzione attuale”, ha concluso Gallo.

Gilberto Dialuce, Presidente di Enea, ha invece ricordato, che “la transizione verso un'economia sostenibile richiederà trasformazioni fondamentali nella tecnologia, nell'industria, nella finanza e nella società nel suo complesso. Non sarà possibile raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione con interventi esclusivamente di natura tecnologica, ma occorrono anche interventi sistemici e riforme strutturali per favorire la trasformazione del sistema produttivo verso nuovi modelli. In particolare, è necessario sostenere lo sviluppo di un sistema integrato ricerca-industria per accelerare l'utilizzo delle nuove tecnologie green, attivare strumenti e modelli di business per accrescere gli investimenti in ricerca e sviluppo e promuovere la competitività delle filiere produttive e manifatturiere nazionali con ricadute positive in termini economici, sociali e occupazionali”.
“La vera sfida che abbiamo davanti è coniugare gli obiettivi ambientali, sanciti dal Green deal, con lo sviluppo economico e il benessere delle nostre imprese e famiglie – ha aggiunto Nicola Danti, Eurodeputato, comm. ITRE – Ecco perché credo che il pacchetto Fit for 55% debba rappresentare la vera strategia di crescita verde e industriale europea, se messo a terra con pragmatismo e senza ideologie.”

Sui rapporti fra Italia e Africa si è concentrato il secondo panel dal titolo “L’Italia punta a diventare l’hub energetico del mediterraneo: come si rafforzerà la cooperazione tra Europa e Africa?”, al quale hanno partecipato gli ambasciatori di Egitto, Norvegia, Israele e Libia e tutti gli attori coinvolti nel processo di attuazione dell’hub.
Muhand S. A. Younes, Ambasciatore di Libia in Italia, ha sottolineato la cooperazione storica fra Italia e Libia nel campo del petrolio e del gas: “Con Eni abbiamo in gioco grandi investimenti che sono un fattore importante per contribuire a trasformare l’Italia in un hub energetico per l’Europa, è interesse di entrambi i paesi che questo venga realizzato”.
Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, intervenuto con un messaggio ha ricordato che l’Italia sta “rafforzando la cooperazione con i Paesi africani e adottando progetti dedicati anche nel quadro del PNRR”.
“In questo contesto si inserisce anche quello che chiamiamo il Piano Mattei” – ha aggiunto Tajani – “un mosaico di iniziative e progetti in vari settori, che spaziano dallo sviluppo rurale all’agro-industria, dalle infrastrutture ai trasporti. Il Piano intende promuovere un partenariato equo e paritario, lontano da logiche di sfruttamento, perseguendo obiettivi condivisi e benefici reciproci, nella consapevolezza che i destini delle due sponde del Mediterraneo sono inseparabili e strettamente interconnessi. Questa proposta italiana, grazie alla relazione speciale che l’Italia ha con l’Africa - ribadita nel corso delle più recenti visite istituzionali li svolte, quali la mia missione in Egitto a marzo e quella del Presidente del Consiglio Meloni in Etiopia ad aprile - potrà assicurare anche la fornitura affidabile e costante di materie prime e minerali critici, indispensabili per la nostra economia”.

La giornata si è conclusa con una tavola rotonda dal titolo “Ridurre l’impatto degli shock energetici sui cittadini e imprese: dopo l’ok Ue al price cap, resta il nodo del disaccoppiamento del prezzo di gas e luce” tema su cui le posizioni non sono univoche.
"Oggi le fonti rinnovabili sono più stabili ed economiche delle fonti fossili e per questo il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione di valutare la possibilità di un disaccoppiamento tra i prezzi dell'elettricità generati con fonti fossili da quello generato da fonti rinnovabili.” – ha dichiarato Patrizia Toia, Eurodeputata, Vicepresidente comm. ITRE – “ Rispetto al passato, quando le fonti rinnovabili dovevano essere incentivate e protette dalle forze del mercato, oggi ci troviamo in una situazione in cui pannelli solari e pale eoliche sono più competitivi delle fonti fossili e il nostro compito è liberare il loro potenziale e il mercato da ostacoli e limiti non più giustificati."

Carlo Stagnaro, Direttore Ricerche e Studi Istituto Bruno Leoni, è di tutt’altro parere: “L’energia elettrica è un prodotto omogeneo. Per questa ragione l’idea del disaccoppiamento rischia di produrre più problemi di quanti ne risolva. Se i prezzi, negli scorsi mesi, hanno raggiunto livelli record è perché uno degli input fondamentali – il gas – è diventato più scarso relativamente alla domanda”. – ha spiegato Stagnaro – “I mercati hanno reagito segnalando la scarsità e inducendo, quindi, i consumatori a risparmiare, e gli operatori a investire per aumentare l’offerta. Questo non è un fallimento del mercato ma il suo funzionamento in condizioni “da libro di testo”. Non v’è dubbio che i rincari abbiano creato problemi sia agli individui sia alle imprese e bene ha fatto il governo a prevedere misure emergenziali di supporto. Ma sarebbe sbagliato dedurne che il mercato non ha funzionato e che, pertanto, occorre cambiare le regole: anzi, nulla potrebbe essere più sbagliato che mettere mano alle regole del gioco in risposta a una crisi che con tutta evidenza nasceva al di fuori del mercato elettrico e che, peraltro, in buona parte sembra essere rientrata”.