Roma - Le quotazioni di Brent e WTI tornano ai livelli di fine febbraio grazie alla tregua tra Washington e Teheran. Il Presidente USA ordina tagli immediati alla pompa e avvia indagini per sciacallaggio in vista del voto di novembre.
Il mercato petrolifero globale si appresta a archiviare il 30 giugno 2026 con una contrazione trimestrale che non ha eguali dall’esplosione della pandemia di COVID-19. La decisa inversione di rotta dei prezzi, che ha riportato le quotazioni del greggio ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto lo scorso 27 febbraio, è alimentata dalle speranze degli operatori per l’imminente round di negoziati tra Stati Uniti e Iran previsto a Doha. Come riportato dall’agenzia Reuters, il crollo dei prezzi riflette una tregua fragile ma operativa che dura ormai da quattro mesi, nonostante i recenti scambi missilistici del fine settimana abbiano messo a dura prova la tenuta del cessate il fuoco. In questo scenario di estrema volatilità, la geopolitica dell’energia si intreccia con la politica interna statunitense, dove l’amministrazione Trump preme per un abbattimento immediato dei prezzi della benzina per tutelare i consumatori prima delle cruciali elezioni di metà mandato.
IL TRACOLLO DEL GREGGIO E IL RITORNO AI LIVELLI PRE-CONFLITTO
Secondo i dati di mercato aggiornati, i future sul petrolio Brent con scadenza ad agosto hanno registrato un calo dello 0,41%, attestandosi a 72,85 dollari al barile, segnando così il terzo ribasso mensile consecutivo dopo aver perso circa il 21% nel solo mese di giugno. Parallelamente, il WTI statunitense è sceso dello 0,2%, scivolando a 70,62 dollari al barile, con una perdita complessiva del 20% dall’inizio del mese. Questa discesa ha riportato il costo del barile quasi esattamente dove si trovava prima dell’inizio delle ostilità in Medio Oriente. Rania Gule, analista di mercato senior presso XS.com, ha osservato che “la recente de-escalation tra Stati Uniti e Iran è senza dubbio uno sviluppo positivo per i mercati finanziari globali, ma non dovrebbe essere interpretata come la fine dell’incertezza che circonda il settore energetico”. Le dinamiche attuali indicano che, sebbene i volumi di produzione siano stabili, il mercato rimane estremamente sensibile a ogni minimo sussulto diplomatico.
L’INCERTEZZA DIPLOMATICA DI DOHA E LA GESTIONE DELLO STRETTO DI HORMUZ
Il baricentro della crisi si è spostato in Qatar, dove le delegazioni di Washington e Teheran dovrebbero incontrarsi per consolidare l’accordo del 17 giugno. Tuttavia, la diplomazia resta su un terreno scivoloso: il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato lunedì che non sono programmati incontri negoziali imminenti a causa delle reciproche accuse di violazione della tregua. Sul fronte logistico, il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha annunciato colloqui con esperti dell’Oman per ridefinire le rotte di transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Teheran ha chiarito che cercherà di ostacolare attivamente le navi che non percorrono i corridoi designati. Nonostante queste minacce, i dati sul trasporto marittimo confermano che i carichi di petrolio e gas naturale liquefatto (GNL) proseguono regolarmente, con un traffico che la scorsa settimana ha raggiunto il picco massimo dall’inizio del conflitto.
L’ULTIMATUM DI TRUMP AI RIVENDITORI E IL PESO DELLE ELEZIONI DI MIDTERM
In un contesto di calo del greggio, il Presidente Donald Trump ha alzato i toni contro le compagnie petrolifere e i rivenditori di carburante, accusandoli di non trasferire i ribassi ai cittadini. Attraverso la piattaforma Truth Social, Trump ha intimato ai distributori di abbassare i prezzi “IMMEDIATAMENTE”, fissando come obiettivo la soglia dei 2,50 dollari al gallone. “Non ci saranno speculazioni, che sono totalmente illegali. Se i rivenditori non lo faranno, ci saranno grossi problemi!”, ha avvertito il leader della Casa Bianca. La pressione politica è massima: Trump ha già incaricato il Dipartimento di Giustizia di avviare indagini formali per sospetto sciacallaggio. Per i repubblicani, il contenimento del caro-benzina è vitale per mantenere la maggioranza al Congresso nelle elezioni di novembre, specialmente dopo che la guerra iniziata a febbraio ha causato migliaia di vittime e milioni di sfollati tra Iran e Libano, influenzando pesantemente il costo della vita negli Stati Uniti.
PROSPETTIVE DI SURPLUS PER IL 2027 E STATO DELLE ROTTE MARITTIME
Guardando al lungo periodo, le analisi finanziarie suggeriscono che la fase di scarsità potrebbe presto lasciare il posto a un eccesso di offerta. Morgan Stanley ha ridotto le proprie previsioni per il Brent nel 2027, portandole a 75 dollari al barile per la prima metà dell’anno e a 70 dollari per la seconda metà. La banca d’affari stima un surplus di mercato globale pari a 4,8 milioni di barili al giorno per il prossimo anno, dovuto principalmente all’accumulo di scorte commerciali nei paesi OCSE. Sebbene la domanda asiatica e gli investimenti legati alle infrastrutture digitali e all’intelligenza artificiale continuino a sostenere i consumi, il rallentamento della crescita economica e la normalizzazione dei flussi dal Golfo sembrano destinati a mantenere i prezzi sotto pressione. La sfida per i prossimi mesi sarà dunque la gestione di questa eccedenza, in un equilibrio precario tra stabilità geopolitica e dinamiche di mercato.