“Ricordo che all’interno dell’Assemblea e del Consiglio della Fondazione Enasarco siedono stabilmente tutte le parti sociali e le associazioni di rappresentanza degli agenti di commercio e dei consulenti finanziari. Questa sinergia offre un’opportunità straordinaria per declinare strategie di sviluppo a favore di una categoria che molti, erroneamente, dipingono priva di futuro, ma che al contrario conserva un ruolo economico essenziale”.
Così Patrizia De Luise, presidente Fondazione Enasarco, in occasione della presentazione del Primo Rapporto sull’Economia dell’Intermediazione in Italia, promosso dalla Fondazione Enasarco e ospitato dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro a Roma.
“Se storicamente i compiti istituzionali della Fondazione si concentrano su previdenza, welfare e gestione degli investimenti, oggi sentiamo l’esigenza di porci domande più profonde: chi sono le persone dietro la professione? Quale direzione sta prendendo il loro mercato nell’era dell’intelligenza artificiale? Spesso la tecnologia genera timori di obsolescenza, ma l’intelligenza artificiale non nasce per autocombustione: è un prodotto dell’uomo e, in quanto tale, l’uomo possiede gli strumenti per governarla. Diventa quindi decisiva la formazione, intesa non come mero addestramento tecnico, bensì come percorso strategico per comprendere i nuovi modelli operativi e farsi accompagnare nel cambiamento. Su questo fronte, la Fondazione ha istituito una commissione specifica che lavorerà intensamente nei prossimi mesi.
Questo primo anno di consiliatura – che coincide significativamente con gli 88 anni della Fondazione – è stato caratterizzato da un fitto programma di incontri territoriali. Enasarco non deve configurarsi come un ente chiuso nei palazzi romani, ma come una realtà di prossimità. Accompagnati dai funzionari della sede centrale, abbiamo incontrato iscritti e amministratori locali per abbattere i muri burocratici e attivare canali di feedback autentici, superando i cortocircuiti tipici della comunicazione istituzionale.
I dati raccolti nel nostro primo Rapporto nazionale, elaborati integrando le banche dati interne con i flussi istituzionali, restituiscono al Paese la reale fotografia economica della categoria. Parliamo di un comparto capace di intermediare una quota di ricchezza compresa tra i 200 e i 500 miliardi di euro all’anno, a fronte di un volume complessivo di provvigioni che si attesta sui 20 miliardi. Una forbice imponente, che fotografa l’impatto diretto della professione sul PIL e sui consumi interni, spesso non pienamente percepito nemmeno dagli stessi operatori o dai loro committenti.
Accanto al valore economico, il Rapporto evidenzia un asset immateriale ma imprescindibile: la fiducia. Se il Novecento è stato il secolo delle grandi infrastrutture materiali (ponti, ferrovie, reti elettriche), il Ventunesimo secolo sarà guidato dalle infrastrutture immateriali, e la fiducia ne costituisce l’architettura portante. Il consulente finanziario e l’agente di commercio non vendono semplicemente un prodotto o uno strumento finanziario; essi affiancano le famiglie e le imprese in scelte strategiche che ne determinano il futuro. In un ecosistema informativo bulimico, dominato da notizie rapide ma superficiali e spesso prive di verifica – come dimostrano i recenti casi di cronaca legati a truffe nel turismo o contratti fantasma – la mediazione e la consulenza basate sull’intelligenza umana rappresentano un presidio di garanzia insostituibile”.
Tutto ciò che non viene misurato e conosciuto rischia di restare escluso dai processi decisionali e dalle politiche pubbliche. Per questa ragione, la proposta del Presidente Brunetta di avviare una collaborazione strutturata risulta per noi fondamentale. Consideriamo questo Rapporto un ‘numero zero’, una solida base di partenza da sviluppare in futuro all’interno del CNEL, l’autentica casa delle professioni, per conferire un rigore scientifico e un respiro istituzionale sempre più ampi al nostro operato.