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Energia22 Luglio 2026 11:10

Crisi energetica: i fondi puntano sul rialzo del gas Ue mentre le scorte scendono al 54%

Roma - I dati ICE rivelano un balzo del 36% nelle posizioni nette lunghe per il timore di un inverno senza forniture sufficienti. Il fallimento del patto USA-Iran spinge i prezzi del 40% in un mese e rallenta il riempimento degli stoccaggi.

Le scommesse rialziste sul mercato energetico continentale hanno registrato un’accelerazione senza precedenti dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Nella settimana terminata il 17 luglio, i fondi di investimento e gli speculatori hanno incrementato le proprie posizioni nette lunghe sul gas europeo del 36%, segnando il volume più consistente dal marzo scorso.

Secondo quanto riportato dall’agenzia “Bloomberg“, che cita i dati ufficiali di Intercontinental Exchange Inc. (ICE), gli operatori finanziari sono ormai convinti che i prezzi abbiano ancora ampi margini di crescita. Questa ondata di acquisti riflette il timore diffuso che il perdurare della guerra con l’Iran possa compromettere seriamente la sicurezza degli approvvigionamenti in vista della prossima stagione invernale.

L’INCREMENTO DELLE SCOMMESSE RIALZISTE SUL GAS

Il balzo del 36% rilevato nell’ultima settimana rappresenta il maggiore incremento settimanale dal periodo conclusosi il 6 marzo, quando l’esplosione delle ostilità aveva sconvolto i mercati globali. L’accumulo di posizioni “long” suggerisce che gli investitori non considerano l’attuale livello dei prezzi come un picco, ma piuttosto come una base per ulteriori rincari.

La convinzione dominante è che la disponibilità di combustibile rimarrà estremamente limitata nei prossimi mesi, spingendo gli attori del mercato a coprirsi contro il rischio di shock ancora più violenti.

GEOPOLITICA E VOLATILITÀ DEI MERCATI ENERGETICI

L’attuale scenario di instabilità è alimentato dalla ripresa dei combattimenti in Medio Oriente e dalle conseguenti perturbazioni alle catene di fornitura regionali. La volatilità implicita nei mercati europei del gas è tornata a livelli di allerta, con i prezzi di riferimento che hanno già subito un rincaro di circa il 40% nel solo mese di luglio.

Questo picco è stato innescato principalmente dal fallimento dei negoziati per un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, un evento che ha spento le speranze di una normalizzazione dei flussi energetici e ha riportato il rischio geopolitico al centro delle strategie di investimento.

LA COMPETIZIONE GLOBALE PER IL GAS NATURALE LIQUEFATTO

La preoccupazione principale per il sistema energetico dell’Unione Europea riguarda la capacità di garantire volumi sufficienti di combustibile per completare il riempimento dei siti di stoccaggio prima dell’arrivo del freddo. Con il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ridotto ai minimi termini a causa del conflitto, l’Europa si trova in una posizione di estrema vulnerabilità.

Durante questa estate, il continente potrebbe essere costretto a una serrata competizione economica con i grandi acquirenti asiatici per accaparrarsi le limitate quote di carichi di gas naturale liquefatto (GNL) disponibili sul mercato globale.

LO STATO CRITICO DELLE RISERVE NELL’UNIONE EUROPEA

I dati attuali sulle riserve comunitarie confermano la gravità della situazione: i depositi di gas dell’Unione Europea sono sensibilmente più vuoti rispetto alla media storica di questo periodo. Attualmente, i siti di stoccaggio dell’intera regione sono pieni solo per poco più del 54%, un dato preoccupante se confrontato con la media stagionale che solitamente si attesta intorno al 70%.

La situazione appare ancora più critica in Germania, nazione che ospita le infrastrutture di stoccaggio più grandi del blocco, dove il livello di riempimento dei depositi è sceso a poco più del 45%, lasciando il cuore industriale d’Europa pericolosamente esposto a eventuali interruzioni dei flussi.