Energia26 Agosto 2022 10:58

Crisi del gas in Europa: cosa significa per gli investitori? L’analisi Schroders

La situazione precaria delle forniture di gas in Europa è stata al centro dell’attenzione dei mercati dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia alla fine di febbraio, data la dipendenza delle principali economie europee – in particolare la Germania – dal gas naturale proveniente da Mosca. È quanto si legge in un commento di Schroders.

La situazione è diventata ancora più critica quando il gasdotto Nord Stream 1 è stato chiuso per manutenzione a luglio. Ora è tornato in funzione, ma la fornitura è stata ridotta, mettendo a rischio l’obiettivo dell'UE di riempire i siti di stoccaggio all’80% della capacità a novembre 2022 e al 90% nel 2023.

L'impatto sui prezzi del gas

Secondo Mark Lacey, Head of Global Resource Equities, “l’Europa sta affrontando un periodo di 18-24 mesi di prezzi molto elevati per il gas e l’elettricità, ed è diventata il mercato premium per il gas in questo periodo, con prezzi superiori a quelli dell’Asia e degli Stati Uniti; lo rimarrà fino a quando non inizieremo a vedere nuovi volumi significativi a partire dal 2024/25”.

“Gli Stati membri dell’UE hanno recentemente concordato una riduzione volontaria del 15% del consumo di gas, ma questa misura potrebbe diventare obbligatoria se le forniture continueranno ad essere interrotte”, afferma Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist. “Sebbene l’inflazione energetica sia scesa dal 42% al 39,7% su base annua nell’ultima lettura, ci aspettiamo che ulteriori aumenti dei prezzi mantengano elevata l’inflazione energetica e l’inflazione complessiva nella seconda metà di quest’anno, che a sua volta ridurrà la capacità di spesa delle famiglie”.

Mark Lacey aggiunge che “dopo un aumento dei prezzi di circa il 400% su base annua, è inevitabile che qualche elemento della domanda venga distrutto. La domanda di gas in Europa probabilmente calerà di circa il 10% nel 2022. Anche con prezzi più bassi, è improbabile che cresca in modo significativo nel 2023, dato il rischio di recessione”.

Le conseguenze a breve termine per le aziende

Arianna Fox, European Equities Analyst, evidenzia che “l’industria chimica è direttamente esposta al rischio di carenza di gas. Il governo tedesco potrebbe compensare la riduzione delle forniture dal gasdotto Nord Stream 1 introducendo un razionamento all’industria, ma ci sono ancora molti interrogativi su come ciò avverrebbe. Ad esempio, tutti i settori dovranno affrontare lo stesso livello di razionamento? Potrebbe accadere che il governo cerchi di proteggere settori come la produzione di alimenti e bevande o le aziende sanitarie: di conseguenza, altre industrie come quelle chimiche dovrebbero sostenere un onere maggiore, che colpirebbe più duramente la loro produzione. Il problema è che i prodotti chimici sono utilizzati in moltissimi altri prodotti e processi. Ogni industria risentirebbe quindi della riduzione dell’offerta o dell’aumento dei prezzi”.

Per Mark Lacey “è più probabile una continuazione dei flussi dei gasdotti (anche se a livelli ridotti) piuttosto che una completa interruzione delle forniture, che toglierebbe alla Russia tutta la sua influenza sull’Europa, oltre all’impatto significativo sui ricavi delle esportazioni del Paese”.

Il rischio di una possibile recessione

“Continuiamo a prevedere una crescita ragionevole per gli Stati membri meridionali dell’UE, che non godono di una stagione turistica completa dal 2019”, ha dichiarato Azad Zangana. “Tuttavia, dalla performance della Germania emerge chiaramente che gli investimenti di capitale a livello globale sono rallentati in risposta all’aumento dei tassi di interesse e alle preoccupazioni sulla crescita, e le chiusure draconiane della Cina hanno peggiorato la situazione. Considerando anche la forte dipendenza dal gas russo, sembra che gli Stati membri settentrionali saranno particolarmente vulnerabili nei prossimi due o tre trimestri”.

Quando diminuiranno i prezzi?

La domanda di gas non è elevata solo in Europa, ma in tutto il mondo. I Paesi stanno cercando di chiudere gli impianti a carbone inquinanti e di passare al gas naturale come passo intermedio verso la riduzione delle emissioni di gas serra: ciò significa che l’Europa è attualmente in competizione con Paesi come l’India e la Cina per l’acquisto di GNL, le cui forniture saranno peraltro limitate nei prossimi due anni.

Per Mark Lacey “la ragione principale di questa mancanza di offerta è dovuta alla scarsità a monte di investimenti nei progetti di gas, in gran parte a causa della pandemia di COVID-19 e ai precedenti bassi prezzi regionali del gas. Tuttavia, dopo i prossimi 24 mesi, l’Europa inizierà ad avere alcune opzioni alternative per la fornitura di gas, come Stati Uniti e Qatar”.

Tuttavia, anche quando saranno disponibili nuove forniture di GNL, è improbabile che i prezzi del gas scenderanno ai livelli precedenti, data la crescente domanda da parte di altre regioni ed essendo il gas un combustibile di transizione. Ciò avrebbe implicazioni a lungo termine per i settori ad alta intensità energetica come quello chimico, anche una volta superata la crisi attuale. Questi settori si troverebbero comunque ad affrontare costi più elevati rispetto a quelli a cui erano abituati in precedenza, con un impatto sulla loro redditività.

Ci sono dei vincitori?

Nel medio-lungo termine, un chiaro vincitore della crisi del gas sarà probabilmente il settore delle energie rinnovabili, i cui progetti forse non sono una soluzione immediata al problema, ma sono molto più veloci da mettere in funzione rispetto, ad esempio, a una centrale nucleare.

Tuttavia, nel breve termine, c’è un chiaro vincitore che emerge dalla crisi attuale: i produttori di gas statunitensi. Come sottolinea Mark Lacey “circa due terzi delle risorse di gas degli Stati Uniti si trovano in Texas, Pennsylvania, West Virginia e Oklahoma. Tutti questi mercati hanno un accesso trasportabile ai mercati internazionali e si trovano in una posizione favorevole per esportare il gas in Europa a un prezzo interessante di circa 8,90 $/Mcf. È probabile che questo faccia aumentare i prezzi del gas negli Stati Uniti a lungo termine, aumentando l’attrattiva delle società di gas statunitensi per gli investitori”.