Roma - Auto, il fenomeno del ricarrozzamento: stesso prodotto con marchi diversi. Il consumatore paga pan per focaccia
Stesso pianale, stessa tecnica, stesso motore ma marchi diversi. E costi. Ecco come le case automobilistiche vendono lo stesso prodotto a prezzi diversi. E a pagare sono gli utenti.
LE MACCHINE “RICARROZZATE”: IL DIETRO LE QUINTE DELL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA
Nell’attuale mondo dell’automotive, dietro le linee eleganti e le carrozzerie distintive dei vari modelli, si nasconde spesso una realtà che è ben diversa rispetto a quella che ci si possa aspettare, una realtà molto più condivisa ed uniforme che le rende tutte molto simili.
Il fenomeno, ormai comune, è definito come “ricarrozzamento”, che consiste principalmente nell’andare ad utilizzare la stessa base tecnica di un’auto, che comprende pianale, telaio, varie componenti meccaniche e spesso anche gli interni, per produrre veicoli appartenenti a marchi diversi collocati anche in fasce di prezzo molto distanti tra di loro. Questo è dovuto a strategie aziendali ben pianificate.
RICARROZZAMENTO, LE CASE AUTOMOBILISTICHE RISPARMIANO. MA GLI UTENTI NO
La ragione principale è di natura economica. Progettare e pensare un’auto da zero è un’operazione molto complessa ed impegnativa, sia in termini economici che soprattutto per la richiesta di una sinergia di una moltitudine di competenze specifiche che lavorano assieme. Si tratta di un impegno enorme – sia dal punto di vista economico che temporale – che una casa madre prende nel momento in cui decide di andare a sviluppare un nuovo progetto.
AZIENDE VOGLIONO ANDARE A COLPO SICURO CON LA RISPOSTA DEL MERCATO
Per ogni nuovo modello per il quale si decide di avviare la progettazione e l’iter produttivo si cerca di andare a “colpo sicuro” per quanto riguarda la risposta del mercato. In caso contrario, ossia se le vendite dovessero andare male anche per un unico modello, si avrebbe una perdita immane. Il costo di un nuovo progetto per un’autovettura si aggira mediamente intorno a qualche centinaio di milioni di euro. Un po’ come quando un compito è fatto bene e i compagni di classe se lo scambiano per essere sicuri del voto finale.
IL RICARROZZAMENTO RIDUCE I COSTI DI SVILUPPO DAL 30 AL 50% E PUO CONTARE SULLA RISPOSTA DEL MERCATO GIA RISCONTRATA
Il condividere una piattaforma consente di ridurre in primis i costi di sviluppo, che sono ridotti da percentuali che vanno dal 30% al 50% in meno, proprio perché si sta andando ad utilizzare piattaforme già esistenti quindi che non bisogna riprogettare da zero.
CASE AUTOMOBILISTICHE CHE ‘SI COPIANO’ TAGLIANO I TEMPI DI SVILUPPO E PRODUZIONE. QUESTO SI TRADUCE IN GUADAGNO
Ma soprattutto il ricarrozzamento consente di velocizzare i tempi di produzione e di conseguenza di uscire con un determinato modello che il mercato richiede prima di tutti, così il guadagno cresce esponenzialmente.
TUTTO PARTE DAGLI ANNI 70-80: L’ECONOMIA DI SCALA DEL ‘COPIARSI’
Anche se non se ne parla oggi, c’è da sapere che questo fenomeno è sempre stato diffuso anche parecchi anni fa, a partire dagli anni 70/80 infatti, molte utilitarie europee condividevano gran parte della meccanica, andando solamente a modificare la marca ed alcuni dettagli estetici, come ad esempio la Peugeot 205 e la Citroen AX, che, pur essendo modelli distinti tra di loro, presentavano stessi componenti meccanici, in particolare per quanto riguarda il motore e il telaio. Come ad esempio il motore di 1360 cc che equipaggiava alcune versioni della 205 e le versioni dell’AX 14.
LE PIATTAFORME MODULARI DEI GRANDI GRUPPI: SE UN PRODOTTO FUNZIONA TUTTI SI COPIANO. IL MARCHIO CAMBIA SOLO PER CHI COMPRA
Oggi questo fenomeno è diventato una strategia industriale molto più diffusa rispetto che all’epoca. Gruppi europei e non solo come Volkswagen, Stellantis o Toyota, hanno sviluppato delle piattaforme modulari siglate come MQB, CMP, TNGA sulle quali questi grandi marchi hanno deciso di basarsi per produrre un’ampia gamma di modelli di autovetture con piattaforme condivise, garantendo flessibilità produttiva e riduzione dei costi.
AUDI COME LA SKODA, OPEL COME LA PEUGEOT
Ad esempio la Volkswagen Golf, l’Audi A3, la Seat Leon e la Škoda Octavia nascono tutte dalla stessa piattaforma. In Stellantis invece condividono la stessa base tecnica CMP, la Peugeot 208, l’Opel Corsa e la Ds3 pur avendo un design completamente diverso tra di loro.
RICARROZZAMENTO, I PLUS: PIU AFFIDABILITA E COLLAUDO
Questa filosofia progettuale comporta come ogni cosa vantaggi e svantaggi. Per quanto riguarda i vantaggi sicuramente figura l’affidabilità in quanto se si utilizza una stessa piattaforma per vari modelli in diversi anni, si ottiene una piattaforma sempre più collaudata e rivisitata andando a raggiungere quasi la perfezione per quella determinata base.
Un altro vantaggio non da poco è proprio il prezzo. Se si utilizza una stessa piattaforma per diverse autovetture, i prezzi saranno inevitabilmente più competitivi, andando così a generare mercato.
RICARROZZAMENTO, I MINUS: I CONSUMATORI ‘INGANNATI’ DAL MARCHIO. COMPRANO PAN PER FOCACCIA
Per quanto riguarda gli svantaggi figura il fatto che un utente si trova a pagare solo per un marchio. Con caratteristiche comuni ad altri. E ad avere una ‘finta scelta’. In quanto le aziende automobilistiche è come se facessero una sorta di trust. Ma non solo: vuol dire anche vendere al consumatore pan per focaccia.
L’AUDI Q8 PARTE DA 90MILA EURO MA HA GLI STESSI APPARATI MECCANICI DELLA BENTLEY DA 200MILA EURO
Infatti, se si va ad acquistare un’auto premium come può essere un’Audi Q8, i cui prezzi sono a partire da € 90,000,00 bisogna sapere che condivide gli stessi apparati meccanici con una Bentley Bentayga, con prezzi ben oltre i €200,000,00, quindi, possiamo dire che un’auto “premium” che sotto la carrozzeria è quasi identica a una versione più economica può sembrare meno esclusiva e la standardizzazione riduce inevitabilmente la varietà tecnica e l’unicità di un modello.
Giorgio Spera




